Malattie dei gatti

Malattie Virali

Gastroenterite infettiva o Panleucopenia infettiva
Chiamata anche "parvovirosi felina" colpisce particolarmente i gatti di giovane età. E' altamente contagiosa e può essere trasmessa mediante contatto diretto o indiretto. Il periodo di incubazione di questo virus varia dai 2 ai 9 giorni: colpisce l'intestino causando vomito, diarrea emorragica e disidratazione. Può inoltre interessare tutto l'organismo causando febbre, anemia e depressione e, nei casi più gravi, può portare il soggetto alla morte. Indispensabile è l'aiuto del veterinario che impronterà una adeguata terapia. Raccomandabile è la vaccinazione annuale come profilassi preventiva sia per i gatti che vivono in appartamento che per quelli che vivono all'esterno.

È caratterizzata da virulenza esplosiva e da alta mortalità Le vie di infezione possono essere molteplici .L'incubazione della malattia oscilla tra i 2 e i lO giorni. L'alta mortalità è frequente nei soggetti al di sotto dei sei mesi, minore negli adulti.Ad una fase febbrile, 39,5-40° fa riscontro un abbassa mento della medesima sino a valori molto bassi, 36-35°Dopo un esordio accompagnato da vomito e diarrea l'animale rimane accasciato e abbandonato sullo sterno in atteggiamento di assoluta prostrazione e inerzia .È opportuno rammentare ai proprietari degli animali che riescono a superare la malattia di non alimentare troppo precocemente il gattino per non farlo ricadere in una affezione gastroenterica più grave.Il veterinario di fiducia saprà suggerire le terapie più opportune. Per fortuna si dispone attualmente di un vaccino specifico che, se praticato all'animale quando non ha ancora contratto la malattia, conferisce una protezione efficace

La Panleucopenia o gastroenterite infettiva felina, causata dal Parvovirus, è una grave malattia che può colpire gatti di qualsiasi età ma è particolarmente temibile nei cuccioli, nei quali è causa di alta mortalità, soprattutto nei soggetti di importazione, che sono stati allontanati precocemente dalla madre (quindi non sufficientemente dotati di anticorpi) e costretti allo stress del viaggio. La malattia è fortemente contagiosa e il virus eliminato da altri animali è in grado di permanere a lungo nell’ambiente, costituendo così per molti mesi fonte di contagio per i gatti. La trasmissione della gastroenterite può avvenire per contatto diretto (altamente infettivo) o indiretto, cioè attraverso i secreti di un animale malato.

SINTOMI: la malattia attacca l’apparato gastrointestinale causando diarrea, vomito, anoressia, depressione, dolorabilità addominale e come conseguenza, rapida disidratazione. Inoltre provoca leucopenia, cioè l’animale perde progressivamente alcune cellule prodotte dal midollo osseo fondamentali alla produzione di anticorpi, rendendolo così indifeso alle altre infezioni.

TERAPIA: proprio perché si tratta di una malattia virale che è così complessa da curare. Quando l’infezione si è sviluppata è opportuno ricorrere ad un trattamento medico volto a controllare le manifestazioni cliniche, cioè i sintomi, e ad impedire il sopraggiungere di infezioni batteriche secondarie; si somministrano in ogni caso antibiotici a largo spettro (appunto per evitare complicanze aggiuntive), si ricorre al nutrimento per via endovenosa per reintegrare l’animale dei liquidi persi e per contrastare la disidratazione e si somministrano farmaci anti shock.

PROFILASSI: l’unica profilassi possibile da seguire è quella del vaccino; è stato calcolato che l’80% dei gatti al di sotto dei 6 mesi e il 20% di quelli adulti muore in seguito alla malattia quindi la vaccinazione è l’unico mezzo per prevenire questa brutta infezione.

visoni. Il virus che la provoca tende ad invadere le cellule in rapida crescita come quelle dell’apparato digerente, del midollo osseo (che produce le cellule ematiche), del tessuto linfatico e del sistema nervoso in via di sviluppo. Ciò spiega i sintomi comunemente riscontrati, come diarrea, vomito, riduzione del numero dei globuli bianchi e convulsioni. Per la protezione da questa malattia è disponibile un vaccino.

Quali sono le caratteristiche del virus della Panleucopenia felina?

La Panleucopenia (gastroenterite felina) è provocata da un virus molto simile a quello che causa la parvovirosi nel cane. E' molto stabile nell'ambiente e può sopravvivere anni a temperatura ambiente. Sopravvive bene anche a temperature più basse e non viene eliminato dalla maggior parte dei comuni disinfettanti. Il contatto con una soluzione di candeggina per 10 minuti invece lo inattiva.

Quanto è comune la Panleucopenia?

Il virus della Panleucopenia è molto diffuso in natura, al punto che in pratica tutti i gatti vengono esposti ad esso nel primo anno di vita.

Come si trasmette il virus della Panleucopenia?

Nella maggior parte dei casi il virus si trasmette quando un gatto viene a contatto con le feci o le urine di altri gatti infetti. Questi diffondono il virus nelle feci e nelle urine anche per 6 settimane dopo la guarigione. Il virus può anche venire trasmesso dal contatto con oggetti contaminati da urine o feci, come le ciotole per il cibo e per l'acqua, il vestiario, le scarpe, le mani e la lettiera.
Il virus della Panleucopenia viene anche trasmesso dalla madre ai gattini in via di sviluppo nell’utero.

Quali sono i sintomi della Panleucopenia?

I sintomi della Panleucopenia sono simili a quelli osservati nei cani con parvovirosi o cimurro (vomito, diarrea e convulsioni), tanto che la malattia viene qualche volta chiamata "cimurro felino". nei gattini giovani non vaccinati la panleucopania è di solito fatale.

La maggioranza dei gatti adulti esposti al virus della Panleucopenia felina non mostra sintomi. Invece, i soggetti giovani non vaccinati (3-5 mesi) possono ammalarsi seriamente. Le manifestazioni iniziali sono inaspettate: improvvisamente la temperatura corporea sale oltre i 40 °C, causando depressione e inappetenza. Questi sintomi appaiono così improvvisamente da far pensare che il gatto sia stato avvelenato. Tre o quattro giorni dopo l’animale inizia a vomitare e può diventare fortemente disidratato. Questi animali possono arrivare a tenere la testa sulla ciotola dell'acqua, ma non bevono. Si può sviluppare anche diarrea, che può essere emorragica. Un gatto gravemente disidratato può presentare una temperatura corporea più bassa di quella normale (ipotermia), diventando debole ed entrando, talvolta, in uno stato comatoso. In questi casi il gatto è molto predisposto allo sviluppo di una infezione batterica in aggiunta all’infezione virale. Gli animali che resistono ai sintomi per più di 5 giorni di solito sopravvivono, ma la guarigione completa (con il recupero del peso) può richiedere alcune settimane.

Le gatte gravide infettate dal virus della Panleucopenia possono abortire o danno alla luce gattini morti. Talvolta capita che alcuni dei gattini neonati della cucciolata presentino una mancanza di coordinazione dei movimenti e dei tremori,

specialmente della testa. Queste alterazioni del sistema nervoso sono causati dall’azione del virus della Panleucopenia sul cervelletto, la parte del cervello responsabile del coordinamento dei movimenti muscolari. Per quanto riguarda lo stato mentale, questi gattini appaiono normali. Crescendo, possono riuscire a sviluppare un certo grado di compensazione ed arrivare a condurre una vita relativamente normale. Gli animali colpiti possono anche presentare anormalità della retina dell'occhio (la parte posteriore dell'occhio, che riceve la luce e manda i segnali al cervello).

Come viene diagnosticata la Panleucopenia?

Per diagnosticare la malattia il veterinario si basa sui dati anamnestici e clinici, sul risultato della visita e sull’esito degli esami di laboratorio. Occorre distinguere la Panleucopenia dall'infezione del virus della Leucemia Felina (FeLV), dalla salmonellosi, e dalla perforazione dell'intestino, che si può osservare in presenza di un corpo estraneo lineare.
Nel corso della visita il veterinario può riscontrare febbre, disidratazione, debolezza e, palpando l'addome, può rilevare l’ispessimento dell’intestino e l’ingrossamento dei linfonodi nell'addome. Quest’ultimo è spesso dolente.
I gatti con la Panleucopenia presentano una diminuzione del numero dei globuli bianchi, che però si può osservare anche in altre patologie. Alcuni mostreranno anche una diminuzione nel numero di piastrine (i componenti del sangue che intervengono nella coagulazione).
Esistono dei kit di laboratorio che permettono di identificare il virus nelle feci. Si possono eseguire esami del sangue per cercare anticorpi (le proteine prodotte dall’organismo per eliminare elementi estranei come i batteri e i virus) contro il virus, ma si tratta di esami utilizzati più comunemente a scopo di ricerca che per la diagnosi. Il virus può anche essere isolato dalle feci e dalle urine ma, anche in questo caso, con un test che richiede molto tempo ed è costoso, per cui di solito viene eseguito con finalità di ricerca.

Come viene curata la Panleucopenia?

Il trattamento della Panleucopenia si basa fondamentalmente sulla terapia di supporto. Si somministrano fluidi per via endovenosa o sottocutanea per correggere la disidratazione. Nei casi gravi è possibile ricorrere alle trasfusioni di sangue. Si possono anche utilizzare farmaci per far cessare il vomito. Il trattamento con antibiotici può proteggere il gatto ammalato dallo sviluppo di un’infezione batterica. Vengono effettuate anche iniezioni di vitamina B. Una volta arrestato il vomito, si può iniziare ad alimentare il gatto con una dieta leggera somministrando frequentemente piccole porzioni di cibo.

Come si previene e si controlla la Panleucopenia?

Il metodo più importante per proteggere i gatti dall'infezione del virus della Panleucopenia è la vaccinazione ai gattini ad intervalli regolari. Se l'esposizione al virus è da ritenere probabile, è possibile immunizzare le gatte gravide ed i gattini con meno di 4 settimane di vita con un vaccino a virus spento. Lo svantaggio di questi vaccini è che il gatto non è veramente protetto fino al terzo/settimo giorno dopo la seconda vaccinazione. I vaccini vivi modificati producono un’immunità più rapida e efficace, ma bisogna comunque sempre effettuare una serie di almeno due vaccinazioni a distanza di 2-4 settimane. Nelle gatte gravide e nei gattini con meno di 4 settimane NON si deve impiegare un vaccino a virus vivo modificato perché potrebbe essere causa di aborto o danni al cervelletto del gattino.
L'ambiente in cui vivono i gatti con la Panleucopenia deve essere considerato contaminato dal virus. Bisogna quindi disinfettare pavimenti, piatti, lettiera, gabbie e altri oggetti con una soluzione di candeggina diluita 1:32.
Ricordate che questo virus può persistere per anni nell'ambiente. Un gattino non dovrebbe essere portato in una pensione per gatti o in una nuova famiglia prima di essere stato sottoposto ad una serie completa di vaccinazioni.

Influenza felina
è causata da due tipi di virus che colpiscono i gatti di tutte le età; può considerarsi un complesso di malattie respiratorie che causano infiammazioni con secrezioni sierose dalle mucose (occhi e naso) ed alla trachea. I sintomi sono dati da mancanza di appetito, starnuti, tosse, scolo nasale ed oculare, febbre e difficoltà respiratorie. Il veterinario interverrà con la terapia adatta che sarà più efficace quanto prima sarà iniziata. E' da ricordare che questa è una malattia contagiosa pertanto si consiglia di effettuare la vaccinazione annuale a tutti i gatti sia che vivano in casa o all'esterno.

 

Leucemia felina (FeLV)
Grave malattia virale contagiosa provocata da un "retrovirus" che porta ad un aumento esagerato dei globuli bianchi del sangue. Può essere trasmessa per contatto diretto tra gatto e gatto attraverso la saliva, le lacrime, le feci, l'urina ed il latte. Nei gatti adulti la contaminazione varia a seconda del modo di vita ( i gatti vagabondi sono più a rischio dei gatti d'appartamento). I sintomi più frequenti sono: anemia , debolezza, calo di peso, vomito, diarrea, infiammazioni del cavo orale, problemi respiratori di carattere cronico, anche se bisogna dire che un gatto può rimanere asintomatico per più anni prima della comparsa di qualsiasi sintomo. La diagnosi si esegue tramite un test tramite il quale il Veterinario rileverà la presenza del virus nell'organismo. Le cure sono generalmente poco efficaci ( non esiste un trattamento specifico della FeLV ) ed è quindi consigliabile una buona prevenzione evitando sia che il gatto abbia contatti con individui randagi potenzialmente infetti e, soprattutto, sottoponendolo alla vaccinazione annuale.

L’incidenza del linfoma nel gatto è più elevata che nel cane o nell’uomo. Questa neoplasia è molto più comune nei gatti infettati dal virus della leucemia felina (FeLV). Il linfoma felino viene abitualmente trattato con la chemioterapia che, in base alla localizzazione della zona colpita ed alla forma, può essere molto efficace, con elevati tassi di remissione e con una speranza di vita prolungata in modo significativo.

Quali gatti rischiano di sviluppare il linfoma felino?
Non ci sono distinzioni di razza o di sesso per i gatti che sviluppano il linfoma felino. Nel passato, l'età media dei gatti a cui veniva diagnosticato il linfoma, era di circa 5 anni. Più di recente, l'età media si è elevata fino a 9-10 anni. Le ragioni di tale aumento sono dovute al fatto che una parte sempre più ampia più gatti viene sottoposta ai test ed alle vaccinazioni per la leucemia felina rispetto al passato e che si è limitato il contatto con gatti infetti. I gatti che non sono stati infettati da FeLV generalmente sviluppano il linfoma quando sono più vecchi. Per queste ragioni la vita media dei gatti colpiti è in continua crescita.
Come indicato, il linfoma è stato tradizionalmente messo in relazione con l'infezione del FeLV. Nel passato, alcuni studi scoprirono che più del 70% di tutti i gatti che avevano sviluppato il linfoma felino erano FeLV-positivi. Oggi, alcune recenti indagini dimostrano che tale incidenza sta diminuendo e che i gatti positivi a FeLV costituiscono ora solo il 20% circa dei nuovi casi. Anche i gatti infetti dal virus della immunodeficienza felina (FIV) sono ad alto rischio di linfoma.
Ci sono forme differenti di linfoma felino?
Il linfoma felino si manifesta in varie forme differenti. In tutte i tumori sono composti da proliferazioni anormali di tessuto linfoide. Poiché i linfociti ed il tessuto linfatico si trovano in tutto il corpo, il linfoma può apparire quasi ovunque e colpire un vasto numero di organi. Il linfoma più comune appare prevalentemente in 3 zone del corpo del gatto. L’ubicazione della neoplasia è spesso associata alla causa del linfoma stesso e determina i sintomi, il trattamento e la prognosi.
La forma multicentrica coinvolge generalmente molteplici linfonodi e più organi. È di solito associata alla leucemia felina e la prognosi spesso non è facile (a maggior ragione se il gatto risulta positivo alla leucemia felina).

La forma mediastinica è anch’essa associabile alla leucemia felina. Si sviluppa nella cavità toracica, colpendo il timo e i linfonodi associati.
La forma alimentare colpisce il tratto digerente e i linfonodi circostanti. In questo caso l’associazione con la leucemia felina è meno probabile.
In tutte le forme, l'esito del trattamento è più incerto se il gatto risulta positivo alla leucemia felina.

Quali sono i sintomi del linfoma nei gatti?
I gatti colpiti dal linfoma hanno molte più probabilità di sviluppare sintomi più gravi deii cani. Mentre questi ultimi spesso appaiono sani (ad eccezione del rigonfiamento dei linfonodi), i gatti spesso risultano evidentemente ammalati. I sintomi sono strettamente legati all’ubicazione del linfoma. I gatti che sviluppano la forma alimentare del linfoma spesso mostrano calo di peso, pelo ruvido, perdita di appetito, vomito e diarrea. Quelli colpiti dalla forma mediastinica presentano frequentemente delle difficoltà respiratorie con accumulo di liquidi nella cavità pleurica. Se il linfoma si interessa i reni, il gatto può far riscontrare un aumento del consumo di acqua e della minzione. Se il linfoma si trova nel naso, si può osservare un intenso scolo nasale con gonfiore facciale. I gatti colpiti contemporaneamente da un’infezione da FeLV spesso presentano un pallore delle mucose dovuto all'anemia.

Come viene diagnosticato il linfoma?
La diagnosi del linfoma nei gatti è basata su una serie di osservazioni e di test. Un esame clinico può rilevare dei rigonfiamenti dei linfonodi o del tratto gastrointestinale. Radiografie, ecografie o visite cliniche possono evidenziare la presenza di tumori o di tumefazioni in altri organi interni. I test per la diagnosi dell’infezione da FeLV e da FIV possono rivelare la positività del gatto ad una di queste malattie che, di fatto, aumentano la probabilità che si possa sviluppare il linfoma felino. Il profilo biochimico e l’esame emocromocitometrico completo possono rivelare le complicazioni dovute all’interessamento di un particolare organo o un'anemia, soprattutto quando si tratta della forma multicentrica o nel caso di un gatto FeLV-positivo. Per diagnosticare il linfoma felino si utilizzano spesso l'aspirazione con ago sottile o le biopsie. Quando un patologo preparato esamina un campione prelevato con queste tecniche, ricerca l presenza di una popolazione uniforme di cellule linfoidi immature che confermano il linfoma felino.

Come viene trattato il linfoma felino?
Il trattamento del linfoma felino di solito consiste nella chemioterapia. In pochi casi isolati, dove il tumore è localizzato ed è facilmente accessibile, si può ricorrere alla chirurgia o alla radioterapia. Il protocollo chemioterapico per i gatti è simile a quello usato nei cani, con alcuni leggeri cambiamenti nelle associazioni di farmaci. Il ciclo terapeutico più comune prevede l’impiego combinato di doxorubicina, ciclofosfamide, vincristina e prednisone somministrati nell’arco di molte settimane. Durante la terapia il numero dei globuli rossi e dei globuli bianchi va monitorato con cura. Lo schema di trattamento presenta variazioni individuali da un veterinario all’altro. Dal momento che il campo delle sostanze chemioterapiche è in continua evoluzione e miglioramento, si raccomanda ai proprietari di gatti con linfoma di rivolgersi ad un veterinario oncologo per assistenza e indicazioni.

Qual è la prognosi dei gatti con linfoma?
Le percentuali di remissione e di sopravvivenza dei gatti con linfoma variano a seconda della presenza di FeLV, del luogo dove si trovano i tumori e della rapidità con cui il tumore viene diagnosticato e trattato. In generale, il 70% circa dei gatti risponde al trattamento chemioterapico. In media, questi gatti vivranno da 4 a 6 mesi in più. Tuttavia, il 30-40% circa dei gatti che rispondono positivamente al trattamento va incontro ad una remissione più completa che può durare per 2 anni o più. Questi risultati sono incoraggianti e rappresentano la ragione per cui il trattamento del linfoma nei gatti è particolarmente consigliato. Dopo la diagnosi, gli animali che non vengono trattati hanno una sopravvivenza media di sole 4-6 settimane. I soggetti con infezione da FeLV o FIP mostrano un indice di risposta positiva alla terapia più basso, oltre una sopravvivenza media minore dopo il trattamento.

Conclusioni
Il linfoma felino è una neoplasia abbastanza comune dei gatti. Nel passato era strettamente collegato all'infezione da FeLV ma, dopo la diminuzione dell'incidenza della leucemia felina, oggi molti gatti con linfoma sono FeLV-negativi. La neoplasia può colpire organi differenti, ma comporta in ogni caso la proliferazione delle cellule linfoidi. Circa il 70% dei gatti infetti risponde in modo positivo al trattamento chemioterapico e in un buon numero di casi si può avere un'aspettativa di vita superiore a 2 anni o più. Dati gli stretti legami dell'infezione con FeLV e FIP e per ridurne il rischio, si consiglia un’accurata e attenta prevenzione. Se il vostro gatto ha contatti con altri suoi simili (ad esempio: vive spesso fuori casa o partecipa a mostre feline, ecc.) prendete in seria considerazione la vaccinazione contro FeLV.

Immunodeficienza felina ( FIV )
E' simile alla sindrome di immunodeficienza umana, ma è causata da un altro tipo di virus che non colpisce l'uomo. Si trasmette tramite il morso e si rende quindi necessario, perché il gatto non si infetti, evitarne il contatto con soggetti potenzialmente infetti ( maschi interi randagi o girovaghi ) in quanto non esiste un vaccino per la prevenzione: si mira solamente a limitare le infezioni secondarie. Il periodo di incubazione di questa malattia può essere piuttosto lungo : l'infezione predispone l'organismo a tutta una serie di malattie virali e batteriche e porta alla morte in un tempo più o meno lungo. La diagnosi viene eseguita dal Veterinario tramite un test sul sangue. Non esiste il vaccino.

Il virus dell'immunodeficienza felina (FIV) è considerato un retrovirus. Appartiene alla stessa famiglia del Virus della Leucemia Felina (FeLV) e del virus dell'immunodeficienza umana (HIV- il virus responsabile dell'AIDS). Questo retrovirus attacca il sistema immunitario rendendo il gatto incapace di reagire a varie infezioni ed alle neoplasie.
I retrovirus sono peculiari per ogni specie. Ciò significa, più semplicemente, che un retrovirus felino come il FIV infetterà unicamente i gatti, così come uno umano come l'HIV infetterà solo gli esseri umani.
I retrovirus sono fragili e quindi vengono facilmente inattivati da raggi ultravioletti, calore e detergenti.

Come si trasmette FIV?
A differenza di FeLV, FIV non si trasmette con un prolungato e stretto contatto. Poiché si trova nella saliva, il virus e viene inoculato attraverso le ferite da morso.
La trasmissione dell'infezione nell'utero o attraverso il latte è molto rara. Si può verificare se la gatta viene infettata durante la gestazione o l’allattamento. Le gatte già infette dal FIV prima della gravidanza di solito partoriscono gattini non infetti.
Il virus si trova nei gatti domestici di tutto il mondo ed infetta anche felini selvaggi come i leopardi delle nevi, i leoni, le tigri, i giaguari, le pantere e le linci rosse della Florida. Benché sia stato isolato solamente nel 1987, è noto che FIV esiste da molto tempo. L’infezione è molto comune nei gatti che vivono fuori casa o che sono liberi di girovagare.
I gatti maschi sono 2 volte più colpiti delle femmine. Infatti, i gatti liberi di girovagare hanno più probabilità di altri di contrarre l’infezione, essendo maggiormente esposti al rischio di ferite da morso. Diversamente da FeLV, nei rifugi per gatti l'infezione da FIV è rara in proporzione alle ferite da morso che ci si aspetterebbe in un luogo simile.

In che modo il virus causa la malattia?
L'infezione da FIV nei gatti,come quella da HIV negli esseri umani, è caratterizzata da tre stadi. Quello iniziale o acuto dell'infezione da FIV è spesso caratterizzato da febbre, linfonodi gonfi e predisposizione ad infezioni della pelle o dell'intestino. Questo stadio generalmente si sviluppa alla quarta - sesta settimana dopo l'esposizione al virus.
Il secondo stadio è latente, non si notano i sintomi della malattia, e può durare per molti anni, durante i quali il sistema immunitario può essere lentamente cancellato. Quando l'immunodeficienza diventa grave, si sviluppa il terzo stadio dell'infezione.
Il terzo stadio è quello terminale e si riscontra più comunemente nei gatti tra i 5 e i 12 anni (FeLV colpisce gatti tra 1-5 anni). Durante questo stadio clinico terminale, il sistema immunitario del gatto non funziona correttamente dal momento che il virus ne ha ucciso le cellule essenziali. Pertanto, gli animali nel terzo stadio della malattia sono particolarmente predisposti alle infezioni, di solito croniche, che possono essere batteriche, da miceti o da parassiti. Spesso sono causate da microrganismi che normalmente non causano gravi malattie nei gatti, ma il sistema immunitario ormai limitato non riesce a contrastarle, per cui si determina la proliferazione dell’infezione che si moltiplica rapidamente causando la malattia. Queste si definiscono infezioni “opportunistiche”.
Inoltre, si possono riscontrare infezioni croniche delle vie aeree superiori, infezioni intestinali e patologie della cute e delle orecchie; si possono sviluppare alcuni tipi di neoplasie (i ricercatori stanno cercando di determinare come FIV viene coinvolto). Altri gatti possono mostrare sintomi neurologici, benché gli effetti di FIV sul sistema nervoso felino siano generalmente minori di quelli dell'HIV sul sistema nervoso umano. Si può avere un'anemia conseguente ad da un'infestazione parassitaria. Quando il gatto si trova in uno stadio avanzato della malattia, l’aspettativa di vita non è superiore ad un anno.

Quali sono i sintomi clinici della malattia?
I gatti con infezione da FIV possono mostrare sintomi non specifici come apatia, perdita di appetito, febbre, linfonodi gonfi (linfoadenopatia) e perdita di peso. I sintomi dell'infezione da FIV e FeLV sono molto simili.
Le infezioni croniche orali si sviluppano approssimativamente nel 50% dei gatti con malattia FIV-correlata.

Infezioni orali: le infezioni orali croniche possono svilupparsi approssimativamente nel 50% dei gatti colpiti da una malattia FIV-correlata. I gatti possono mostrare dolore alla palpazione del muso, hanno difficoltà a mangiare o rifiutano il cibo, e possono emanare dalla bocca un cattivo odore. Tali infezioni possono essere difficili da controllare. Le infezioni orali sono più comuni nei gatti con infezione da FIV che da FeLV.

Malattie respiratorie: Approssimativamente il 30% dei gatti infetti da FIV presenta patologie croniche delle vie aeree superiori accompagnate da frequenti starnuti e da scolo nasale. Questi sintomi possono essere dovuti ad infezioni croniche da herpesvirus felino (rinotracheite) o calicivirus. In alcuni gatti può svilupparsi la polmonite, causando tosse e difficoltà respiratorie.

Malattie oculari: insieme ai sintomi dell’interessamento delle vie aeree superiori, i gatti possono presentare anche manifestazioni oculari come arrossamento degli occhi, scolo e intorbidamento della cornea. Inoltre, talvolta si possono riscontrare dei glaucomi.

Malattie gastrointestinali: la diarrea cronica è presente nel 10- 20% dei gatti con infezione da FIV. Questa patologia può infatti essere provocata dalla presenza di neoplasie, infezioni batteriche, infestazioni parassitarie o dallo stesso FIV.

Infezioni della cute e dell'orecchio: le infezioni ricorrenti o croniche della cute e delle orecchie possono essere il primo sintomo dell'infezione da FIV. A causa dell'immunodeficienza, parassiti, miceti e batteri causano sintomi come perdita di pelo, prurito e pustole. Si possono inoltre notare forme di rogna demodettica e notoedrica, insolite nei gatti sani. Sono anche state segnalate infestazioni croniche da acari delle orecchie ed aggressive lesioni da tigna. È anche possibile riscontrare ascessi cronici.

Malattie neurologiche: nei gatti con infezione da FIV si possono osservare cambiamenti nel comportamento, perdita dell'abitudine a non sporcare in casa e demenza. Questi sintomi possono essere causati direttamente da FIV o da infestazioni parassitarie (toxoplasmosi) e micotiche (criptococcosi) che si verificano molto spesso negli animali immunodepressi.

Linfoadenopatia: i linfonodi nell'addome e in altre parti del corpo spesso si presentano ingrossati.

Anemia: l'anemia si osseva approssimativamente in 1/3 dei gatti con infezione da FIV. Haemobartonella felis, un parassita dei globuli rossi, può essere il responsabile più comune di questa patologia.

Neoplasia: i gatti con infezione da FIV sono 5 volte più predisposti di quelli non infetti allo sviluppo di linfomi e leucemia. La ragione di questo fatto è tuttora sconosciuta.

Quali sono gli esiti degli esami di laboratorio nei gatti con malattie FIV-correlate?
Nei gatti con infezione da FIV, la maggior parte delle indagini biochimiche risulta normale. Si possono riscontrare anemia e diminuzione nel numero di globuli bianchi nei gatti malati. Inoltre, nei gatti infetti si possono riscontrare livelli elevati di una particolare proteina, detta globulina.

Come viene diagnosticata l'infezione del FIV?
L'infezione da FIV viene diagnosticata mediante test che individuano gli anticorpi che i gatti producono nei confronti di questo virus. Tali anticorpi sono di solito presenti 3-6 settimane dopo l'infezione. Nella primavera 2001, l'Associazione Americana dei Professionisti di Felini (AAFP) ha modificato le sue linee guida per valutare se effettuare o meno il FIV-test, enunciando le seguenti raccomandazioni.

Durante la malattia Quando i gatti sono malati, molti sintomi (come febbre, stomatite vomito e diarrea) sono chiari indicatori di malattia; altri, invece, sono tenui e possono includere cambiamenti nel comportamento, nella toelettatura e nelle abitudini alimentari. Come per FIV, comprendendo anche gli animali malati che sono stati vaccinati contro il FeLV.
Nuove adozioni Quando i gatti e i gattini (indipendentemente dall'età e dalla presenza di altri gatti) sono stati recentemente adottati. Idem
In presenza di altri gatti in casa Quando in uno stesso nucleo famigliare vivono più gatti di cui non si conosce la situazione rispetto all'infezione dal FIV. Infatti, i soggetti portatori possono rimanere asintomatici per anni, durante i quali possono trasmettere il virus a gatti non infetti. Come per FIV, quando i gatti vivono in famiglie dove non è conosciuta la situazione relativa a FeLV.
Dopo potenziali esposizioni Quando i gatti hanno avuto potenziali esposizioni, come ad esempio nel caso di un morso inflitto da un gatto di cui non si conosce la situazione riguardo a FIV. In questo caso i gatti dovrebbero essere esaminati dopo 60 giorni dall’esposizione. Quando i gatti hanno avuto potenziali esposizioni (per esempio gatti che escono di casa da soli ), i test periodici sono giustificati, dato il rischio continuo (indipendentemente dal fatto che i gatti adulti siano relativamente resistenti all'infezione da FeLV).
Test di routine Annualmente, per i gatti esposti ad un alto rischio di infezione. Sono considerati tali quelli che si azzuffano spesso e quelli che vivono con altri gatti infetti da FIV. Nessuna raccomandazione in merito al momento.

Inoltre, è importante evidenziare che:
I FIV-test identificano gli anticorpi (mentre i FeLV-test evidenziano antigeni). Tutti i test di screening che danno esito positivo (solitamente si preferisce il metodo "ELISA") vanno confermati attraverso un altro test chiamato Western Blot. Tuttavia, è opportuno sottolineare che nessun test è accurato al 100%.
Ci vogliono almeno 8-12 settimane dal contatto con il virus, perché appaia un livello di anticorpi sufficiente per essere rilevato. Perciò il gatto dovrebbe essere riesaminato dall'ottava alla dodicesima settimana dopo la più recente esposizione al fine di riconoscere, in tempo utile, lo sviluppo degli anticorpi. I gatti di cui non si conosce la condizione dovrebbero essere esaminati subito e poi riesaminati dopo 8-12 settimane.
I gattini possono risultare positivi al test dalla dodicesima alla sedicesima settimana dopo la nascita a causa di un trasferimento passivo degli anticorpi anti-FIV della madre. Attenzione: solo una piccola percentuale di questi gattini (che risultano positivi) è realmente infetta. Un risultato positivo del test in un gattino non infetto è detto "falso positivo". Al contrario, un gattino infetto può risultare falsamente negativo al test se non ha ancora avuto tempo di sviluppare gli anticorpi. Indipendentemente dal risultato del test, i gattini esaminati prima dell’età di 6 mesi dovrebbero essere nuovamente esaminati dopo altri 6 mesi.
Va ricordato che i gatti con infezione da FIV, a differenza di quelli infettati da FeLV, possono vivere per molti anni prima di sviluppare i sintomi.

Come viene curata l'infezione da FIV?
I gatti FIV-positivi possono vivere per molti anni, tuttavia è opportuno far verificare al veterinario se il vostro gatto è infetto in modo da potergli fornire la migliori cure possibili (ad esempio: vaccinazioni o trattamento aggressivo delle infezioni). In caso di infezione, sia lo stress che la potenziale esposizione a malattie dovrebbero essere accuratamente evitati. Infatti, è consigliabile trattenere in casa i gatti FIV-positivi sia per proteggerli dall'esposizione alle malattie, sia per evitare la diffusione del virus ad altri gatti.

Per potergli fornire le cure migliori, il vostro veterinario ha bisogno di sapere se il vostro gatto è infetto da FIV.

Per i pazienti umani colpiti dall’infezione da HIV esistono molti farmaci antivirali, ma attualmente nessuno viene utilizzato abitualmente ed efficacemente nei gatti con FIV. Comunque, sono stati impiegati con risultati variabili, ma comunque incoraggianti, alcuni farmaci che agiscono direttamente sul sistema immunitario. Rientra in questo gruppo l’uso di Propionibacterium acnes (ImmunoRegulin), basse dosi di Alfa Interferone umano per via orale e di un derivato dell’aloe, l’acemannano.
I gatti colpiti da una malattia FIV-correlata avranno bisogno di essere curati a seconda dei sintomi della patologia che mostrano. Le infezioni derivate dall'immunodeficienza vanno trattate in modo tempestivo mediante una terapia aggressiva. Per i gatti infetti da FIV e colpiti da neoplasie si utilizzano la chemioterapia, la radioterapia o l’immunoterapia. Inoltre, sono essenziali alcuni interventi di supporto come la fluidoterapia, la buona alimentazione e la somministrazione di antibiotici per il trattamento delle infezioni secondarie.

Come si previene e controlla l'infezione da FIV?
Sottoporre a test i gatti per identificare la positività al virus è l'unico mezzo per cui l'infezione può essere controllata. Nonostante che FIV sia meno trasmissibile di FeLV, ogni gatto FIV-positivo dovrebbe essere separato dagli altri felini non infetti. I gatti nello stadio terminale della malattia possono diffondere una grande quantità di virus attraverso la saliva e possono rappresentare un pericolo maggiore per i gatti non infetti.
Gli animali lasciati liberi di vagabondare sono più predisposti degli altri a subire ferite da morso. Pertanto dovrebbero essere tenuti in casa, o sorvegliati quando escono, non concedendo loro di girovagare. Non esiste al momento un valido vaccino per la prevenzione dell’infezione da FIV.

I gatti con infezione da FIV comportano dei rischi per la salute umana?
I retrovirus sono peculiari per ogni specie. Non ci sono segnali che FIV possa essere trasmesso ad altri mammiferi diversi dai gatti. Un potenziale rischio per la salute umana, invece, può essere rappresentato dall'esposizione ad alcune delle infezioni secondarie che i gatti infetti da FIV possono acquisire, come la toxoplasmosi.


Peritonite infettiva ( FIP )
E' una patologia molto seria che colpisce i gatti prevalentemente nell'età compresa fra i sei mesi ed i 2-3 anni d'età soprattutto fra gli esemplari d'allevamento o quelli che vivono in colonie. E' causata da un virus che danneggia numerosi organi interni causando febbre, inappetenza, calo di peso, vomito, diarrea, rigonfiamento dell'addome, difficoltà respiratorie e depressione. E' una malattia altamente infettiva per gli altri gatti. La terapia è molto complessa e spesso risulta vana. Non esiste un vaccino preventivo.

Rabbia
Questa malattia, pericolosa per tutti i mammiferi, si manifesta con turbe comportamentali, paralisi e porta alla morte in breve tempo. La vaccinazione è obbligatoria se il gatto viaggia assieme al proprietario all'estero o in Italia , nelle regioni dove questa malattia è presente; (vedi Rabbia per il cane).

È una malattia infettiva e contagiosa anche per l'uomo. La trasmissione avviene tramite il morso o la saliva infetta. Il gatto è difficilmente contagiato. È disponibile un vaccino specifico.

Rinotracheite infettiva

Colpisce i giovani gatti, ha un'incubazione di 2-4 giorni, decorso variabile sino a 30 giorni o più I segni clinici sono rappresentati da un aumento della temperatura, a 39-40° che ha un andamento fluttuante; si hanno starnuti frequenti, muco nasale e oculare talvolta purulento. L'inappetenza e lo stato di prostrazione si prolungano parecchi giorni.Talvolta compare sulla punta della lingua una glossite ulcerosa. Si possono avere gravi complicanze broncopolmonari e morte, anche se con minore frequenza di quanto accade per la panleucopenia.Spesso nell'animale guarito rimane una rinite cronica che dura tutta la vita.È possibile una vaccinazione preventiva.

 

Parassiti esterni simili al cane

Acari della rogna
provocano una infiammazione con molto prurito, caduta di pelo e croste soprattutto sulla testa, sulle orecchie e sul collo. Molto contagiosa tra animali della stessa specie o di specie diverse, non presenta alcun pericolo per l'uomo: la diagnosi può essere fatta solo con l'osservazione al microscopio degli acari.

Funghi
Le cosiddette micosi cutanee provocano lesioni che si presentano con zone senza peli o con peli spezzati nonché irritazioni. Esistono casi in cui soggetti ammalati non presentano i sintomi di questa malattia. Queste affezioni cutanee possono essere contagiose per l'uomo.

Pidocchi
Sono parassiti specifici del gatto che vivono sulla sua cute e provocano desquamazione e prurito. Le loro uova biancastre (lendini) sono individuabili sui peli: non colpiscono l'uomo.

Zecche
Vivono succhiando il sangue del gatto e gonfiandosi fino a raggiungere anche le dimensioni di un pisello. Per rimuoverle bisogna usare molta attenzione: con una pinzetta ruotare la zecca in senso antiorario facendo attenzione ad estrarre anche il rostro boccale inserito nella cute che altrimenti, se lasciato in sede, può provocare un piccolo granuloma.

I parassiti interni

Protozoi
Parassiti microscopici che colpendo l'apparato gastroenterico danno luogo a diarrea ed anemia.

Vermi
Vermi tondi- i più diffusi sono gli "ascaridi", soprattutto nei soggetti molto giovani, che causano diarrea, anemia , deperimento ed addome gonfio .Altri vermi tondi sono gli "anchilostomi" che causano diarrea, a volte con presenza di sangue, anemia e debolezza; infine ci sono gli "strongilidi" che vivono nei polmoni causando problemi respiratori.
Vermi piatti- fanno parte di questo gruppo le "tenie", tra cui una in particolare è molto diffusa tra i gatti ed ha come ospite intermedio la pulce. I sintomi possono essere dati da dimagrimento, vomito e diarrea.

La prevenzione di queste verminosi va fatto osservando norme sia alimentari che igieniche : evitare gli alimenti crudi, tenere lontane le pulci dal gatto, mantenere il più possibile pulita la lettiera.

Preventiva è la "sverminazione" da eseguire due volte all'anno. Più indicato è il periodo primaverile e fine estivo.

Filariosi:

malattia cardio-polmonare del cane e del gatto con interessamento cutaneo
Grave malattia parassitaria trasmessa da una zanzara che, succhiando il sangue di un animale ammalato, ne aspira le larve che verranno in seguito depositate sulla pelle di un altro animale e penetreranno dal foro di suzione fino al sangue periferico. Per diventare adulta la filaria ha bisogno di circa 6 mesi di tempo: gli esemplari maschi possono misurare dai 12 ai 17 centimetri, le femmine dai 16 ai 30 e la loro vita media è intorno ai 5 anni. Una volta adulta colonizza il cuore destro e le sue diramazioni arteriose polmonari, provocando, dopo un periodo non inferiore ai 4 mesi, problemi alla respirazione ed al cuore, creando spossatezza, tosse fino a vere e proprie crisi respiratorie e collasso cardio-circolatorio in fase di malattia avanzata. Può essere facilmente individuata con un prelievo di sangue da parte del veterinario.
La prevenzione di questa malattia è consigliabile soprattutto nelle zone di maggior diffusione (Pianura Padana) onde evitare all'animale i problemi che questa comporta nonché la morte.

Malattie generali

Ipertiroidismo

L'ipertiroidismo è il più comune disturbo endocrino che colpisce i gatti. Determina una varietà di sintomi che risultano dalla sovrapproduzione dell'ormone tiroideo. I recenti progressi della medicina hanno portato grandi miglioramenti nelle diagnosi e nel trattamento di questa malattia.

Perché i gatti sono colpiti dall’ipertiroidismo?
Principalmente, i gatti sono colpiti da ipertiroidismo a causa dello sviluppo di un adenoma nella ghiandola tiroidea. L'adenoma, un tumore, colpisce entrambe le ghiandole nel 70% dei casi. La ragione per cui i gatti presentano questi tumori è al momento sconosciuta. Si ipotizza il possibile coinvolgimento di fattori immunologici, nutrizionali ed ambientali. Il tumore è composto da cellule tiroidee, il cui aumento numerico determina un incremento della secrezione dell'ormone tiroideo.

Quali gatti hanno maggiori probabilità di sviluppare l'ipertiroidismo?
L'ipertiroidismo si sviluppa nei gatti di media età o anziani e la malattia esordisce tra i 4 e i 22 anni (età media 13 anni). Solo il 5% dei gatti ipertiroidei sviluppa la patologia prima dei 10 anni. Non sembrano esserci predisposizioni di razza e sesso.

Quali sono i sintomi?
I sintomi sono molteplici e variabili. Ecco una lista di quelli più comunemente riscontrati, insieme alla loro incidenza.

Sintomi % dei gatti che li presentano

Perdita di peso 88%
Aumento del consumo di cibo 49%
Vomito 44%
Aumento del consumo di acqua/minzione 36%
Aumento dell'attività 31%
Diminuzione dell'appetito 16%
Diarrea 15%
Diminuzione dell'attività 12%
Debolezza 12%
Respirazione difficoltosa 10%
Ansimare 9%
Anoressia 7%
Soffio cardiaco/aumento della frequenza 55%

Come viene diagnosticato l'Ipertiroidismo felino?
L'ipertiroidismo viene diagnosticato misurando il livello dell'ormone tiroideo nel sangue. Ci sono 2 differenti ormoni tiroidei prodotti dalla ghiandola, la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3). Il riscontro di elevati livelli di T4 indica l'ipertiroidismo nei gatti. Anche un’alta concentrazione di T3 ha lo stesso significato, tuttavia nel 25% dei gatti ipertiroidei questo ormone non è presente in concentrazioni elevate mentre T4 si. Per questa ragione, al fine di diagnosticare l'ipertiroidismo si utilizza principalmente la misurazione delle concentrazioni di T4 nel sangue. A volte un animale con una concomitante malattia renale, cardiaca o comunque debilitante può essere affetto da ipertiroidismo, ma presentare valori di T4 normali (o leggermente elevati). Ne casi in cui si sospetta un ipertiroidismo, ma gli esami effettuati sui campioni di sangue risultano normali, è meglio eseguire nuovamente il test dopo aver trattato la malattia in atto con una terapia medica appropriata.
Occasionalmente, per confermare la diagnosi dell'ipertiroidismo i veterinari utilizzano altri test. Fra questi rientrano le prove di soppressione con T3, di stimolazione con ormone tireotropino-rilasciante e di captazione e visualizzazione di radionuclidi tiroidei (scintigrafia).

Come viene trattato l’ipertiroidismo felino?
L’ipertiroidismo è la patologia endocrina (ormonale) più comune nei gatti.
Attualmente ci sono tre metodi soddisfacenti per curare l’ipertiroidismo nei gatti: l’eliminazione chirurgica delle ghiandole affette, la somministrazione di agenti antitiroidei e il trattamento con iodio radioattivo. Ciascuno di essi presenta vantaggi e svantaggi, in relazione all’età e all’entità della patologia.

Farmaci antitiroidei: la somministrazione di agenti antitiroidei per via orale è ancora un trattamento molto utilizzato per l’ipertiroidismo nei gatti. Il farmaco impiegato è il metimazolo (Tapazole). Si tratta di un agente usato anche per l’uomo. Va somministrato quotidianamente per tutta la vita del gatto sotto forma di pillole ed agisce bloccando la sintesi dell’ormone nella tiroide. Il suo vantaggio consiste nel fatto che non causa la perdita della funzione delle ghiandole paratiroidi, cosa che spesso accade con la chirurgia. Il costo delle pillole è relativamente limitato e distribuito su tutta la vita dell’animale. Se si insorgono complicazioni o problemi, l’assunzione di pillole può essere interrotta. In rari casi il trattamento causa un ipotiroidismo. Lo svantaggio è che il trattamento non è risolutivo, può essere difficile da somministrare in alcuni gatti e può causare effetti collaterali (apatia e vomito che si osservano nel 15% circa dei felini che assumono il Tapazole).

Chirurgia: la chirurgia prevede l’asportazione della tiroide colpita. L’intervento elimina il problema e può avere valore risolutivo. Con questo trattamento, ricoverando l’animale solo per un paio di giorni, si elimina la necessità di una somministrazione giornaliera di farmaci. La chirurgia ha pochi svantaggi. Uno di questi è il rischio di rimuovere anche le paratiroidi, delle ghiandole che si trovano vicino alla tiroide, causando un ipoparatiroidismo. Se vengono asportati entrambi i lobi tiroidei si può sviluppare un ipotiroidismo. Alcuni veterinari non eseguono questa operazione chirurgica e può essere necessario l’invio del gatto ad una struttura specialistica.

Iodio radioattivo: lo iodio radioattivo costituisce una terapia semplice, efficace e sicura per i gatti affetti da ipertiroidismo. Il principio di base su cui si fonda questo trattamento è dato dal fatto che le cellule tiroidee non sono in grado di differenziare lo iodio stabile da quello radioattivo; perciò quest’ultimo, una volta somministrato per via endovenosa, si concentra nella ghiandola. Nei gatti con ipertiroidismo lo iodio radioattivo si raccoglie nelle cellule tumorali iperplastiche, irradiando e distruggendo il tessuto iperfunzionante. Il tessuto tiroideo sano e le paratiroidi non vengono danneggiati da questo trattamento. Alcuni svantaggi riguardano il fatto che inizialmente può essere costoso . La maggior parte delle cliniche veterinarie non dispone delle strutture necessarie per attuare questa terapia, per cui a volte è necessario un lungo viaggio per trovarne una in grado di praticarla. Un terzo problema è causato dal fatto che si impiega materiale radioattivo: l’animale infatti deve restare in clinica fino a che il suo organismo non se ne sia completamente liberato, ovvero per almeno una settimana. Indipendentemente dai costi e dagli sforzi che il ricorso a questo trattamento comporta, questa sarebbe la mia prima scelta se uno dei miei gatti sviluppasse l’ipertiroidismo. I risultati sembrano essere eccellenti.

L'ASMA FELINA

L'asma felina è una patologia respiratoria (riguardante l'iperreattività, l'infiammazione o l'ostruzione del flusso dell'aria delle vie respiratorie) che regredisce spontaneamente o reagisce molto bene alla terapia. La sua principale caratteristica è proprio relativa al fatto che si presenta e scompare da sola e risponde molto bene al trattamento con gli steroidi. Questo articolo prende in esame la terapia di questa patologia, che sembra essere molto simile a quella utilizzata nell’uomo.
L'asma felina è una patologia respiratoria (riguardante l'iperreattività, l'infiammazione o l'ostruzione del flusso dell'aria delle vie respiratorie) che regredisce spontaneamente o reagisce molto bene alla terapia. La sua principale caratteristica è proprio relativa al fatto che si presenta e scompare da sola e risponde molto bene al trattamento con gli steroidi. Questo articolo prende in esame la terapia di questa patologia, che sembra essere molto simile a quella utilizzata nell’uomo.

Chi è predisposto?
I gatti di età compresa tra uno e otto anni sono i più soggetti a sviluppare l'asma. Rispetto ai maschi, le femmine hanno il doppio delle possibilità di essere colpite. Le razze Siamesi e Himalayane sono più a rischio rispetto alle altre. La malattia può manifestarsi in qualsiasi periodo dell'anno e non sembra esserci una specifica incidenza in una particolare stagione. E' stato calcolato che meno dell'1 % di tutti i gatti non svilupperà mai l'asma felina.

Quali sono i sintomi?
I sintomi presentano sensibili variazioni di gravità, passando da un episodio occasionale a forme croniche e persistenti di tosse e sibili. Quando tossiscono, spesso i gatti restano sulle quattro zampe ed allungano la testa in avanti; può anche accadere che espellano qualcosa. Negli attacchi più gravi, il gatto può soffrire di un problema respiratorio acuto e respirare con la bocca aperta, o può vomitare dopo un attacco di tosse.

Cosa provoca l'asma felina?
Sembra che i fattori coinvolti nello sviluppo dell'asma felina siano diversi. Attualmente si stanno effettuando una serie di studi per fornire un ulteriore aiuto all’identificazione della causa esatta. Si ritiene che i gatti con asma felina siano colpiti da un'infiammazione cronica dei tessuti all'interno delle pareti bronchiali dei polmoni. I tessuti possono reagire in modo esagerato ad alcuni allergeni, virus, o infezioni, causando infiammazioni e una secrezione mucosa elevata. Questo aumento dell’infiammazione e delle secrezioni causa una diminuzione della dimensione delle vie aeree, peggiorando conseguentemente i sintomi. Gli allergeni che sono stati collegati all’accentuazione dei sintomi nei gatti asmatici includono il fumo, gli spray insetticidi e per il pelo, la polvere (polveri antipulci, sabbia delle cassette igieniche, spray per mouquette), i cuscini di piume, i profumi, e gli alberi di Natale. Altri studi hanno mostrato che anche il polline può causare le reazioni asmatiche. In aggiunta alcuni gatti possono avere attacchi d'asma a causa di allergie alimentari, in particolare dovuti a cibi a base di pesce che possono contenere molta istamina naturale. Le infezioni da batteri, micoplasmi e virus sono altre cause in grado di provocare attacchi di asma felina.

Come viene diagnosticata l'asma felina?
L'asma viene diagnosticata attraverso la valutazione dei sintomi presenti, delle radiografie del torace e della risposta alla terapia. Gli esami radiografici del torace possono evidenziare infiammazioni dei bronchioli polmonari. Se i sintomi e l’esito delle radiografie sono indicativi della presenza dell’asma felina, il miglioramento dei sintomi in seguito alla somministrazione di steroidi per iniezione o per via orale di solito conferma la diagnosi. Dato che ci sono molte altre patologie che possono causare sintomi simili, si esegue un esame diagnostico completo. Di solito si effettuano il conteggio delle cellule ematiche e il profilo biochimico, nonché gli esami per l’identificazione della presenza delle filarie. Occasionalmente viene anche eseguita una coltura per la ricerca di batteri o micoplasmi.

Come viene trattata?
Il trattamento principale dell'asma felina continua ad essere la somministrazione di corticostiroidi. Nella maggior parte degli animali risulta necessaria l’assunzione di una dose di steroidi per via orale ogni giorno per il resto della loro vita. Altri possono avere bisogno solo di un trattamento occasionale durante il momento critico. Negli animali in cui risulta difficile effettuare la terapia per via orale si possono usare steroidi iniettabili a lento rilascio. A causa dei potenziali effetti collaterali a lungo termine di questi farmaci, l'obiettivo di questo trattamento è quello di somministrare una minima dose efficace per ogni giorno della cura.

In aggiunta agli steroidi, alcuni veterinari stanno utilizzando la terbutalina, iniettata o somministrata oralmente, per favorire la broncodilatazione. Un altro farmaco che è stato usato è la ciproeptadina (Periactina), un antistaminico che blocca la serotonina e la contrazione dei muscoli lisci nei bronchioli.

Ci sono anche alcuni farmaci che attualmente sono sperimentali e potrebbero essere usati nel futuro, come la ciclosporina (un farmaco immunosoppressore che può avere benefici effetti sull'asma felina) o l’Anticorpo Anti-Interleuchina-5 (farmaco sperimentale che blocca l'azione degli eosinofili e riduce i sintomi clinici dell'asma felina).

LA COCCIDIOSI

I coccidi sono piccoli protozoi (organismi unicellulari) che si moltiplicano nel tratto intestinale dei cani e dei gatti, più comunemente nei gattini e nei cuccioli con meno di 6 mesi di vita, negli animali adulti con il sistema immunitario indebolito o in animali sottoposti a particolari situazioni stressanti (come, ad esempio, il cambiamento di proprietario o la concomitante presenza di altre patologie).

Nei gatti e nei cani, la maggior parte dei coccidi appartiene al genere Isospora.Le specie che si riscontrano più comunemente nel gatto sono I. felis ed I. rivolta. Indipendentemente dalla specie presente, la malattia viene chiamata coccidiosi. Crescendo, un gattino tende a sviluppare una sorta di immunità naturale verso gli effetti della coccidiosi. Anche un adulto può essere portatore di coccidiosi intestinale, liberando cisti nelle feci senza mostrare alcun segno di malattia.

Come si trasmette la coccidiosi?
Un gattino non nasce con i coccidi nell'intestino. Dopo la nascita, questi animali vengono frequentemente esposti al contatto con le feci materne, tanto da arrivare ad ingerirle: qualora queste dovessero contenere delle cisti, c’è il rischio che nel neonato si sviluppi la coccidiosi intestinale. Dato che i gattini giovani, solitamente quelli con meno di 6 mesi di vita, non sono immuni alla malattia, i microrganismi si riproducono in grande numero, causando un’infestazione intestinale con effetti spesso gravi.
Dall’esposizione ai coccidi nelle feci all'inizio della malattia passano circa 13 giorni. La maggior parte dei gattini malati di coccidiosi ha quindi un’età di almeno due settimane. Benché la maggior parte delle infestazioni sia di origine materna, non è sempre così. Ogni gattino o cucciolo infestato può contagiare gli altri gattini. Negli allevamenti, nei rifugi o nelle strutture veterinarie è bene quindi isolare gli animali parassitati da quelli che non lo sono.

Quali sono i sintomi della coccidiosi?
Il principale sintomo di un animale colpito dalla coccidiosi è la diarrea. Questa può essere lieve o grave a seconda del livello di infestazione. Possono essere presenti sangue e muco, specialmente nei casi in cui la patologia è in uno stadio avanzato. Gli animali affetti in modo grave possono anche presentare vomito, perdita dell’appetito, disidratazione e, in alcuni casi, morte.
La maggior parte dei gattini infestati esaminati dagli autori di questo articolo ha un’età compresa tra le 4 e le 12 settimane. Negli animali di questa fascia di età, in presenza di feci molli o diarrea si deve sempre prendere in considerazione l’ipotesi della coccidiosi. L’esame microscopico delle feci eseguito da un veterinario individuerà le cisti, confermando la diagnosi.

Quali sono i rischi?
Benché nella maggior parte dei casi la malattia si manifesti in forma lieve, non è raro osservare una grave diarrea emorragica, che porta alla disidratazione e persino alla morte. Ciò si verifica soprattutto negli animali malati o infestati da altri parassiti, batteri o virus. La coccidiosi è molto contagiosa, specialmente tra i giovani gattini. Possono venire contaminati interi gattili e l’infestazione può colpite simultaneamente gattini di diverse fasce di età.

Qual'è il trattamento per la coccidiosi?
Occorre ricordare che lo stress gioca un ruolo molto importante nello sviluppo della malattia. Non è raro che un gattino, apparentemente sano, giunga nella sua nuova casa e dopo qualche giorno presenti una diarrea che porta ad una diagnosi di coccidiosi. Se l’animale ha vissuto nella nuova casa per meno di 13 giorni, era già affetto dalla coccidiosi prima del suo arrivo. Non bisogna dimenticare che il periodo di incubazione (dall’esposizione alla malattia) è di circa 13 giorni. Se il gattino ha vissuto con il nuovo proprietario per alcune settimane, è più probabile che l'esposizione alla coccidiosi si sia verificata dopo il suo arrivo nella nuova casa, anche se, solitamente, la malattia in questi casi si manifesta solo superficialmente.

Fortunatamente la coccidiosi è curabile. Farmaci come la sulfadimetossina (Albon) e l’associazione trimethoprim-sulfadiazina (Tribrissen) sono risultati efficaci per la terapia e la prevenzione della malattia. Dato che questi farmaci non uccidono i microrganismi, ma piuttosto ne inibiscono le capacità di riproduzione, l'eliminazione della coccidiosi dall'intestino non è rapida. Arrestando la riproduzione dei protozoi, si lascia al sistema immunitario del cucciolo il tempo di svilupparsi e rimuovere i parassiti. Di solito la terapia farmacologia dura 5 o più giorni.

Come si previene o si controlla la coccidiosi?
Poiché la coccidiosi si diffonde attraverso le feci degli animali, è molto importante adottare rigide misure sanitarie. Tutto il materiale fecale deve essere rimosso ed occorre accertarsi che il cibo e l'acqua non siano contaminati dalle feci. Si deve sempre lasciare a disposizione dell’animale acqua pulita. La maggior parte dei disinfettanti non agisce bene contro la coccidiosi; sarebbe meglio effettuare l’incenerimento delle feci ed il lavaggio mediante vapore, immersione in acqua bollente o ammoniaca al 10%. I coccidi resistono al gelo.
Scarafaggi e mosche possono trasferire meccanicamente i coccidi da un posto all’altro. I topi e altri animali infestati, se ingeriti dai gatti, possono contagiarli: il controllo della presenza di insetti e roditori è pertanto molto importante per prevenire la malattia.

LE PULCI

La prevenzione è il miglior modo per combattere le pulci. Chiedete a chiunque abbia avuto problemi con questi parassiti, sarà sicuramente un forte sostenitore della prevenzione. Controllare ed eliminare un problema di infestazione da pulci già instaurata richiede molto tempo e molti sforzi e potrebbe addirittura diventare estremamente costoso se una qualunque delle procedure viene trascurata. Tentare di controllare il numero di pulci dei nostri gatti è un processo a più fasi. Le pulci adulte si trovano per lo più sull'animale, ma uova, larve e pupe sono presenti in abbondanza nell'ambiente circostante (tappeti, lettiere ed erba). Non esiste un programma di controllo delle pulci che sia sicuro e non preveda anche la disinfestazione dell'ambiente.

Per avere un valido programma di controllo delle pulci è necessario:

Rimuovere le pulci dall'ambiente interno

Rimuovere le pulci dall'ambiente esterno

Rimuovere le pulci dall'animale

Tenere lontane le pulci

Non esiste un valido programma di controllo delle pulci che non preveda anche la disinfestazione dell'ambiente.

Il controllo delle pulci viene complicato dal fatto che ci sono molti animali selvatici che fungono da serbatoi. Le pulci dei gatti possono colpire più di 50 specie di animali nel mondo. Negli Stati Uniti, coyote, volpi, alcune specie di roditori, moffette, opossum, procioni e furetti possono tutti ospitare le pulci di gatto. Il controllo di questi parassiti è ancora più complesso in quanto è ormai provato che alcuni stanno sviluppando una resistenza verso i principali prodotti utilizzati per il loro controllo, specialmente gli organofosfati.
Si pensa di aver eliminato tutte le pulci, quando d’improvviso eccole di nuovo. Questo non significa necessariamente che è stato commesso qualche errore nelle vostre procedure. Può semplicemente essere che un certo numero di pupe inattive si sia schiuso. Ricordate: lo stadio di pupa della pulce può restare inattivo per mesi, viene protetto dal suo bozzolo, ed è resistente a molti insetticidi. Di conseguenza, avrete bisogno di disinfestare l'ambiente e il vostro animale fino a che tutti questi stadi si siano schiusi. Gli ingredienti dei prodotti per il controllo delle pulci possono variare e includere insetticidi e prodotti chimici che possono uccidere le forme immature, inibitori della crescita degli insetti, o altre simili combinazioni. La scelta dei prodotti dovrà essere basata sull'ampiezza dell'infestazione delle pulci, la specie, la razza, lo stato di salute e l'età dell'animale, l'ambiente, la presenza di altri animali, e le esigenze particolari di una famiglia (ad es. bambini, persone con l'asma).

Controllo delle pulci nell'ambiente interno
Il controllo dell’ambiente interno comporta la rimozione sistematica dalle pulci dall’intera superficie domestica, uccidendo le pulci adulte rimaste e prevenendo lo sviluppo e la crescita delle forme immature.

Per una rimozione totale delle pulci è necessaria una pulizia completa mediante aspirapolvere (in particolar modo nelle zone dove il vostro gatto dorme abitualmente). In seguito bisogna racchiudere il sacchetto dell’aspirapolvere in una borsa di plastica ed eliminarlo immediatamente. La pulizia deve essere fatta ogni giorno nelle zone di continuo passaggio e settimanalmente nelle altre. Si stima che l’aspirapolvere possa rimuovere circa il 50% delle uova delle pulci. Inoltre, NON mettete palline di naftalina o collari antipulci nell’aspirapolvere poiché potrebbero verificarsi esalazioni tossiche.

Usate prodotti specifici per uccidere le pulci adulte rimaste, come ad es. polveri per tappeti, nebulizzatori o spray. A volte può essere necessario usare in modo combinato questi prodotti. I nebulizzatori sono particolarmente efficaci per le ampie superfici aperte. Gli spray, invece, possono essere usati in zone circoscritte quali battiscopa, fessure, sotto i mobili e altre zone dove i nebulizzatori non possono arrivare. Si consiglia di scegliere accuratamente i prodotti da utilizzare considerando anche la presenza dei bambini, animali e persone asmatiche, etc. Il veterinario può aiutarvi a scegliere il prodotto più appropriato per la vostra situazione. Nel caso di infestazioni particolarmente gravi sarà necessario richiedere l'intervento di un disinfestatore professionale.

Per fermare lo sviluppo e per prevenirne la crescita è consigliabile utilizzare spray e nebulizzatori che contengano un regolatore della crescita dell'insetto come ad es. il Nylar. Molti spray e nebulizzatori contengono sia un composto adulticida che un regolatore della crescita degli insetti.

Ricordate di lavare la lettiera del vostro gatto settimanalmente e di trattare la zona con un regolatore della crescita degli insetti ed eventualmente con un agente adulticida.

Non dimenticate di pulire con cura la vostra macchina, il garage, lo scantinato e tutti gli altri luoghi dove il vostro gatto trascorre una grande quantità di tempo.

Controllo delle pulci nell'ambiente esterno
Il controllo delle pulci nell'ambiente esterno generalmente comporta il trattamento del cortile o delle zone dove le pulci sono più propense allo sviluppo. Le pulci amano gli ambienti umidi, caldi, ombrosi e dove ci siano detriti organici. Si trovano anche nelle zone esterne dove gli animali sostano maggiormente (ad es. sotto i portici, nelle cucce dei cani, etc.).
Si consiglia di smuovere i detriti organici come le foglie, la paglia o l'erba tagliata per disturbare l'habitat naturale delle pulci e di utilizzare un prodotto anti-pulci per evitare loro proliferazione tra le mura domestiche.
Se vi state occupando del giardino, è consigliabile utilizzare uno spray con fenvalerato, così da non nuocere all'ambiente circostante. Sarà poi necessario prendersi cura del giardino ogni 10-30 giorni a seconda del prodotto utilizzato. Indipendentemente dal prodotto, ricordate di non spruzzare l’agente antipulci se le sostanze liberate nell’aria possono finire in laghi o fiumi. Leggete con cura le etichette degli insetticidi e applicate il prodotto sul vostro gatto come indicato.

Il controllo delle pulci sul vostro animale
Esistono molti modi per applicare i prodotti per il controllo di pulci ed acari al vostro animale (ad es. spray, polveri medicinali, bagni disinfettanti, shampoo, collari, prodotti orali o iniettabili e farmaci da somministrare solo una volta al mese).

E' perfettamente normale vedere muoversi le pulci sull'animale immediatamente dopo l’aver utilizzato spray, shampoo, bagni disinfettanti, eccetera. Questo deve avvenire perché i prodotti siano efficaci.

Per qualsiasi prodotto applicato direttamente sull'animale, non va dimenticato che, perché l’insetticida abbia effetto, le pulci devono salire sull'animale e nutrirsi e/o camminare tra il pelo. In seguito salteranno via dall'animale e moriranno sul prato o sul tappeto. Quindi è perfettamente normale vedere le pulci vive sull'animale immediatamente dopo aver utilizzato spray, shampoo, bagni disinfettanti ecc. Questo riscontro spesso viene erroneamente confuso con la scarsa efficacia dei prodotti. La loro presenza, dopo il trattamento, può continuare per giorni, settimane, mesi, a seconda del numero di pulci rimaste.
La stessa cosa accade anche con i collari antipulci per i quali si potranno vedere le pulci direttamente sotto il collare. Anche in questo caso, la disinfestazione è appena cominciata e i risultati arriveranno.

Sostanze da applicare localmente una volta al mese: questi insetticidi vanno applicati in un’area limitata della schiena dell'animale, sono probabilmente i prodotti più facili da usare, e generalmente, i più duraturi. Alcuni di questi agenti uccidono acari e pulci, altri solo le pulci. Alcuni contengono anche sostanze che regolano la crescita degli insetti. Pertanto si consiglia di controllare accuratamente le avvertenze e le modalità d’uso.
Alcuni prodotti: Bio Spot, Advantage, Frontline Topspot, e Defend.

Spray: gli spray per il controllo di pulci e acari vengono somministrati mediante bombolette o flaconi a pressione. Molti gatti preferiscono i flaconi a pressione rispetto al sibilo che viene abitualmente emesso dalle bombolette, perché si tratta di un suono che può risultare troppo simile ai rumori emessi da altri gatti. Se state usando una bomboletta spray, può essere opportuno spruzzare il prodotto su un panno (lontano dal gatto), ed in seguito passare il panno sul gatto. Quando usate uno spray, non è necessario bagnare completamente il gatto con il prodotto, basterà essere certi di averlo applicato su tutte le parti dell’animale. Spruzzate una piccola quantità su un batuffolo di cotone per trattare la zona intorno all'occhio e alle orecchie dell'animale. Non applicate mai nessuno di questi prodotti negli occhi del vostro gatto. Seguite le indicazioni del veterinario e dell'industria produttrice dello spray per quanto riguarda le modalità e la frequenza della somministrazione. In ogni caso cercate di eseguire l’applicazione in una zona ben ventilata.

Polveri medicinali: le polveri medicinali sono semplici da applicare, ma possono presentaredelle controindicazioni nel caso in cui il gatto o il possessore siano affetti da asma. In questa circostanza, a causa delle inalazioni, le polveri medicinali possono non rappresentare il prodotto ideale da somministrare. Assicuratevi comunque di usarle in zone ben ventilate.

Bagni disinfestanti: bagni disinfestanti e spugnature vanno applicati sull'intero animale. Anche in questo caso, il trattamento va effettuato in luoghi ben ventilati e secondo le indicazioni del vostro veterinario e dell'industria produttrice. Può essere opportuno utilizzare batuffoli di cotone per le orecchie e unguenti oftalmici per gli occhi del vostro animale. Nonostante queste precauzioni si consiglia la massima attenzione per evitare che questi prodotti entrino in contatto con gli occhi e le orecchie dell’animale.

Shampoo: principalmente aiutano a liberare l'animale dalle pulci. Per usare in modo corretto uno shampoo contro pulci e acari è necessario effettuare il trattamento di tutto il corpo e poi lasciare agire per 10 minuti prima di risciacquare. Questa indicazione è presente in quasi tutti gli shampoo curativi. Ricordate sempre di proteggere gli occhi e le orecchie del vostro animale. (SUGGERIMENTO: Ai gatti spesso non piace l’acqua corrente. In genere è meglio versare dell'acqua sul gatto con una grossa brocca piuttosto che spruzzarla).

Collari: i collari possono essere efficaci, ma devono essere applicati correttamente. Perché sia posizionato correttamente dovranno passare 2 dita tra il collare e il collo del vostro animale. Tagliate ogni parte superflua del collare dopo averlo correttamente applicato, altrimenti l'animale potrebbe tentare di masticarla. Controllate la confezione per verificare la durata della sua efficacia (ad es. molti collari perdono di efficacia in caso di umidità). Controllate sempre la presenza di irritazioni sotto il collare, nel qual caso sarà necessario cambiare il prodotto.

Prodotti iniettabili e per uso orale: in commercio si trovano sia un prodotto contenente un inibitore dello sviluppo dell'insetto sotto forma di compresse per gatti e per cani che un agente iniettabile, solo per gatti. Le compresse vengono somministrate una volta al mese mentre l'iniezione viene praticata ogni 6 mesi. Ricordate che questi prodotti non uccidono le pulci adulte, quindi se il vostro animale ne è infestato, sarà necessario usare in aggiunta anche un prodotto specifico adulticida.

Pettini per pulci: i pettini per le pulci non vengono spesso considerati come uno strumento prezioso per rimuovere i parassiti. Si tratta di strumenti assolutamente non tossici che rappresentano il migliore metodo da usare sugli animali ammalati, sulle gatte gravide o sui gattini. Assicuratevi di scegliere un pettine con 32 denti. Pettinate il vostro animale e poi mettete le pulci catturate dal pettine in acqua contenente un detergente, che le ucciderà. Lo svantaggio di combattere l’infestazione con i pettini per pulci è sostanzialmente il tempo elevato che questo procedimento richiede. Inoltre non sarà utilizzabile negli animali con ipersensibilità al morso di pulce.

Come tenere lontano le pulci
PREVENZIONE
Il migliore controllo delle pulci è sempre la loro prevenzione. I repellenti sono un pilastro di questo tipo di profilassi. La piretrina e la permetrina svolgono un'attività repellente nei confronti delle pulci (anche se la permetrina non dovrebbe essere usata nei gatti). Utilizzando prodotti che contengono questi insetticidi è possibile allontanare le pulci e prevenire il problema del loro sviluppo.
L'uso regolare di inibitori della crescita degli insetti ridurrà il rischio di una presenza stabile di pulci nell'ambiente interno ed esterno.
Prima di accogliere in casa (o in un canile) degli animali sarà opportuno fare loro un bagno disinfestante; a maggior ragione se sono entrati in contatto con altri animali o se sono stati in zone abitualmente frequentate da altri animali (ad esempio i parchi per cani)
Se esiste nella vostra area geografica un grave problema (come avviene in alcune zone nel sud degli Stati Uniti), può essere consigliato l'uso di composti contenenti piretroidi per il trattamento dell'ambiente.

LA DERMATITE

La dermatite allergica si sviluppa nei gatti a causa dell’ipersensibilità ad alcune molecole presenti nell'ambiente dell’animale. La dermatite da contatto si manifesta quando la cute è esposta a sostanze nocive nell'ambiente. I sintomi e i meccanismi biologici coinvolti in queste due malattie sono molto simili.

Cos'è la dermatite allergica?
La dermatite allergica è una malattia rara che si sviluppa quando la cute dell'animale reagisce in modo eccessivo ad alcune piccole molecole presenti nell'ambiente. Le sostanze che possono causare tale patologia comprendono alcuni antibiotici applicati alla pelle, i metalli come il nichel, i materiali come la gomma, la lana e la plastica e le sostanze chimiche come i coloranti e i deodoranti per tappeti.

Cos'è la dermatite da contatto?
La dermatite da contatto si sviluppa quando la cute è esposta a sostanze chimiche fortemente irritanti come la linfa dell'edera velenosa e il sale sparso sulle strade.

Come si differenziano queste due patologie?
La dermatite allergica colpisce solo gli animali ipersensibili alle molecole. Invece, quella da contatto può colpire qualsiasi gatto che è esposto al composto irritante.
La dermatite allergica richiede molte esposizioni prima dello sviluppo. Raramente insorge in animali che hanno meno di 2 anni. Quella da contatto spesso si sviluppa nei gattini più giovani.

Quali sono i sintomi della dermatite allergica e da contatto?
Generalmente, le lesioni si sviluppano nelle zone della cute in cui i peli sono radi e che risultano direttamente esposte alle molecole responsabili del problema, come le zampe anteriori, l'addome, il muso e labbra. Le zone irritate sono molto arrossate, presentano piccoli rigonfiamenti o vescicole e prudono molto. Nella dermatite da contatto si possono osservare delle ulcere.

Come vengono diagnosticate le dermatiti allergiche e da contatto?
La descrizione dei sintomi e l'esame clinico consentono spesso di riconoscere la malattia in atto. Per isolare l'allergene (molecola che causa la dermatite), si effettuano spesso delle prove di esclusione quali, ad esempio, l’isolamento del gatto in una stanza senza tappeti o il confinamento lontano dall'erba. Se le condizioni dell'animale migliorano, i potenziali allergeni vengono lentamente reintrodotti nell’ambiente, uno alla volta.
Si può anche effettuare anche un test dermatologico, sfregando sulla cute del gatto una piccola quantità di allergene, oppure applicandovi con un bendaggio un batuffolo di garza contenente l'allergene stesso. La cute viene controllata per 2 o 3 giorni per verificare l’eventuale comparsa di una reazione.

Come vengono trattati gli animali con dermatite allergica o da contatto?
Per trattare queste malattie occorre rimuovere o ridurre l'esposizione all'allergene o il contatto irritante nell'ambiente dell'animale. Se ciò è impossibile, sarà necessario somministrare spesso una terapia a base di steroidi. Sfortunatamente, questa non risulta sempre efficace.
Come regola, di fronte a qualsiasi animale in cui si sospetti la presenza di un problema legato ad un componente allergica o da contatto si raccomanda di:

Utilizzare per il cibo e l’acqua delle ciotole in vetro o in acciaio inossidabile, per diminuire la possibilità che la dermatite da contatto sia dovuta all’esposizione alla plastica o ai coloranti.

Utilizzare detergenti ipoallergici per la lettiera del gatto.

Impiegare solo shampoo ipoallergici, in modo da eliminare ogni allergene.

Lasciar camminare il gatto solo sui marciapiedi e sulle superfici pavimentate, evitando il contatto con l’erba.

"Le orecchie del mio gatto hanno un odore terribile. Cosa posso fare?"
"I miei gattini si grattano molto le orecchie. Dentro c’è una sostanza nera e friabile. Cosa dovrei fare?"
Queste sono alcune delle più comuni domande che vengono poste al veterinario.

Sintomi delle malattie dell’orecchio
Ogni giorno vediamo gatti con problemi auricolari. Le manifestazioni dei problemi di questo tipo sono rappresentate da:

Odore

Grattamento o sfregamento delle orecchie e della testa

Scolo auricolare

Arrossamento o gonfiore del condotto uditivo

Scuotimento o piegamento da un lato della testa

Dolore intorno alle orecchie

Cambiamento del comportamento, come depressione o irritabilità

La patologia alle orecchie è una dei problemi più comuni negli animali da compagnia. Il nome medico per l'infiammazione del condotto uditivo esterno è "otite esterna". Uno studio ha rilevato che la percentuale di gatti portati alla visita a causa di un problema di questo genere sul totale di quelli ricoverati presso gli ospedali veterinari è compresa fra il 2% ed il 6,6 %.

Cause delle malattie dell’orecchio
I gatti possono avere problemi alle orecchie per molte differenti ragioni. Tra queste si annoverano:

Allergie, come l'atopia o le allergie alimentari

Parassiti - acari delle orecchie

Microrganismi- batteri e lieviti

Corpi estranei, come ad esempio le spighe delle piante

Traumi

L’ambiente presente all’interno dell'orecchio, per esempio in caso di eccesso di umidità e particolari caratteristiche anatomiche

Condizioni ereditarie/immunitarie e tumori

Allergie: I gatti con allergie, sia alimentari che respiratorie, possono avere problemi all'orecchio. In effetti, questo può essere il primo sintomo della presenza di un’allergia. Dato che l’allergia modifica l'ambiente all'interno dell'orecchio, è possibile che si manifestino infezioni secondarie con la presenza di batteri e funghi. Curando solo l'infezione, non si arriva all'origine del problema: è invece necessario trattare anche le allergie.

Parassiti: L'acaro delle orecchie, Otodectes cynotis, è la causa più comune dei problemi auricolari, specialmente nei gattini. Alcuni animali sono ipersensibili agli acari, e di conseguenza il prurito può essere intenso. Questi soggetti possono grattarsi così tanto da traumatizzare gravemente l'orecchio.

Batteri e lieviti: Numerosi tipi di batteri e lieviti, come Malassezia pachydermatis, causano infezioni auricolari. In condizioni normali, l’orecchio sano dispone di valide difese contro questi microrganismi, ma se l’ambiente subisce dei cambiamenti dovuti ad allergie, squilibri ormonali o umidità, batteri e funghi si possono moltiplicare, abbattendo le barriere naturali.

Corpi estranei: Le spighe delle piante, quelle piccole formazioni vegetali che aderiscono ai nostri vestiti e al pelo del gatto, possono a volte entrare nel condotto uditivo. La loro presenza causa irritazioni, il gatto si gratta e, prima che si abbia il tempo di accorgersene, ci si ritrova con un orecchio traumatizzato ed infettato. Quindi, se avete un gatto che vive spesso fuori casa, dovete controllargli regolarmente le orecchie.

Traumi: Come già ricordato, l’autotraumatismo dovuto al grattamento può aggravare i problemi alle orecchie.

Squilibri ormonali: la scarsità o l’eccesso di vari ormoni può provocare problemi dermatologici o auricolari. L'ormone tiroideo, i glucocorticoidi prodotti dalla ghiandola surrenale e gli ormoni sessuali influiscono sulla salute della cute e delle orecchie.

Ambiente dell'orecchio: batteri e funghi non potrebbero chiedere per vivere un ambiente migliore di un condotto uditivo caldo, buio e umido.

Altre cause: esistono varie malattie ereditarie rare che si sviluppano in alcune razze specifiche o in particolari linee famigliari. I granulomi eosinofilici sono collegati a una disfunzione del sistema immunitario e si possono sviluppare nelle orecchie dei gatti. Anche i carcinomi squamocellulari, i melanomi ed altri tumori possono colpire le orecchie.

Diagnosi
Poiché le potenziali cause de problemi auricolari sono numerose, di fronte ad un problema di questo tipo non ci si può limitare a dire che si tratta di un’infezione, somministrare degli antibiotici ed aspettare che passi tutto. Spesso è necessaria un’analisi più approfondita. Il vostro veterinario può usare un otoscopio per guardare all'interno del condotto uditivo, verificando la gravità dell'infiammazione presente, l’eventuale coinvolgimento della membrana timpanica e la presenza di corpi estranei, tumori o altre cause potenziali del problema. Si può effettuare un tampone delle orecchie, porlo sul vetrino del microscopio ed esaminarlo per accertare la presenza o l’assenza di batteri, lieviti e acari. Un’anamnesi completa e un esame clinico accurato possono aiutare a verificare l’eventuale esistenza di un problema ormonale, allergico o ereditario. Se sussistono tali sospetti, si consigliano altri test diagnostici. Se un’infezione batterica non risponde alla prima terapia antibiotica, può essere necessario ricorrere agli esami colturali ed all’antibiogramma per scegliere un antibiotico differente.

Trattamento
La terapia dipende dalla causa del problema e dalle patologie secondarie che ne derivano. Per le infezioni batteriche si utilizzano gli antibiotici, mentre per quelle da lieviti sono indicati gli antimicotici. Nelle preparazioni che si utilizzano in questi casi si trovano spesso anche dei glucocorticoidi, come il desametazone, che hanno lo scopo di attenuare l’infiammazione dell'orecchio. I problemi auricolari causati da una malattia sistemica come uno squilibrio ormonale o le allergie richiedono un trattamento che riguardi la salute complessiva del gatto, ad esempio mediante una terapia ormonale sostitutiva, un test allergico o l’iposensibilizzazione (immunoterapia).

Allergie: Le allergie vengono comunemente trattate con una pulizia regolare dell'orecchio con detergenti specifici e con la somministrazione di antistaminici e integratori con acidi grassi. A volte sono necessari i corticosteroidi: possono essere somministrati in forma orale, iniettati o applicati localmente. I test allergici e le immunoterapie (iposensibilizzazione) possono costituire la migliore terapia per i problemi auricolari.

Acari delle orecchie: Gli acari delle orecchie possono causare la formazione nell’orecchio di detriti secchi scuri e friabili, simili a fondi di caffè. Questi parassiti sono più comuni nei gatti che nei cani. La pulizia delle orecchie, seguita dalla somministrazione di prodotti specifici per uccidere gli acari, eliminerà il problema, anche se, in relazione al tipo di prodotto utilizzato, potrà essere necessario continuare il trattamento per diverse settimane.

Lieviti: i lieviti possono causare gravi problemi auricolari. Di solito si notano cerume scuro e cattivo odore. Sarà utile una pulizia giornaliera delle orecchie, anche se spesso queste infezioni sono difficili da trattare: occorreranno speciali farmaci perché gli antibiotici non le eliminano. Se sospettate un'infezione da lieviti nelle orecchie del vostro gatto, consultate il vostro veterinario.

Infezioni batteriche: Anche le infezioni batteriche possono essere caratterizzate da un cattivo odore e spesso presentano un cerume più giallastro. Se la condizione è grave o cronica, la sola pulizia dell'orecchio non risolverà il problema e saranno quasi sempre necessari gli antibiotici. Consultate immediatamente il vostro veterinario: le infezioni del condotto uditivo, se gravi, possono estendersi all'orecchio medio o a quello interno.

Indipendentemente dalla causa della malattie dell'orecchio, occorre sempre tenere pulito il condotto uditivo.

La pulizia delle orecchie
Rispetto a quello umano, l'orecchio del gatto ha una forma ad “L” più accentuata e i frammenti tendono a raccogliersi proprio nell’angolo formato dai due segmenti. Per rimuoverli, bisogna riempire il condotto uditivo del gatto con un buon detergente per le orecchie. I prodotti adatti a questo tipo di impiego devono essere leggermente acidi, ma NON bruciare. Massaggiate la base dell'orecchio per 20-30 secondi per ammorbidire e sciogliere il materiale presente. Pulite i detriti sciolti e il fluido in eccesso con un batuffolo di cotone. Ripetete questa procedura fino a quando non si osservano più detriti. In base alle condizioni delle orecchie del vostro gatto, potrà essere necessario ripetere l’operazione due volte al giorno.

Per pulire l'interno del padiglione auricolare e la parte del condotto uditivo che si riesce a vedere si possono utilizzare i tamponi di cotone fissati su un bastoncino. Non bisogna però impiegarli più in profondità nel condotto uditivo perché, così facendo, lo si riempirebbe di detriti, piuttosto che rimuoverli.
Alcuni problemi delle orecchie sono così dolorosi che per effettuare una pulizia corretta il gatto deve essere anestetizzato. Noterete che l’animale non gradirà la pulizia delle orecchie, trovandola sgradevole. Parlategli per tutta la durata dell’operazione, interrompendola momentaneamente per dargli un premio se si sta comportando bene (e facendo attenzione a non premiare il comportamento irritabile) e dopo cercate di distrarlo facendo qualcosa di divertente.

Terminata la pulizia, lasciate che il gatto scuota la testa e lasciate alle orecchie il tempo di asciugarsi. Poi potrete applicare sulla parte colpita tutti i farmaci eventualmente prescritti.

La prevenzione delle malattie auricolari
La chiave per la salute delle orecchie è tenerle pulite. Controllate quelle del vostro gatto ogni settimana. Nelle orecchie sane può comunque essere presente una lieve quantità di cerume. Trattate ogni ulteriore problema che possa predisporre l’animale ai problemi all'orecchio. Se il vostro gatto mostra gravi disagi, le orecchie hanno un cattivo odore o il condotto uditivo sembra molto anormale, non esitate a contattare il veterinario. In presenza di una rottura o di un indebolimento del timpano, alcuni detergenti per le orecchie e certi farmaci potrebbero fare più male che bene.

Esistono diversi tipi di acari che possono invadere il condotto uditivo di cani, cuccioli, gatti e gattini. Gli stessi acari possono infestare sia i gatti che i cani. Nei cuccioli e nei gattini il più comune acaro dell'orecchio è Otodectes cynotis. Nella diagnosi e nel trattamento degli acari dell'orecchio non è particolarmente importante identificare esattamente e scientificamente il tipo di acaro presente. Abitualmente, infatti, questi parassiti vengono semplicemente chiamati acari dell'orecchio. Inoltre, contrariamente a quanto comunemente si crede, gli acari dell'orecchio possono vivere ovunque sul corpo degli animali.

Come vengono trasmessi gli acari?
Gli acari dell'orecchio sono estremamente contagiosi. Si possono trasferire dal corpo della madre a quello dei figli. Inoltre, possono essere facilmente trasmessi agli altri animali domestici, quali gatti, cani, conigli, criceti, topi, furetti eccetera. L’uomo, invece, non viene infestato.

Quali sono i sintomi?
I cuccioli e i gattini con gli acari auricolari si grattano la zona intorno alle orecchie e/o scuotono la testa. L’entità di queste manifestazioni dipende strettamente dalla gravità dell'infestazione da acari. In uno stadio avanzato della malattia, si osserva un sanguinamento dei condotti uditivi, al cui interno si osserva la presenza di sangue (fresco o solidificato). Il sangue secco è molto simile ai fondi di caffè; pertanto se scrutate nelle orecchie del vostro gatto e notate l'accumulo di un materiale simile, probabilmente sono presenti degli acari, benché sia anche possibile un’infezione batterica e/o da funghi.
L’infestazione da acari è una malattia comune e da non sottovalutare. Se non vengono trattati, questi parassiti danneggiano gravemente il condotto uditivo ed il timpano, causando perdite di udito permanenti.
Nei casi in cui l’infestazione si spinge anche al di fuori dall'orecchio, l’animale a volte si gratta le zone colpite, altre volte no.

Come viene trattata l’infestazione?
In commercio si trovano molte preparazioni per uccidere gli acari. Questi prodotti contengono un insetticida, di solito la piretrina. I prodotti per le orecchie che non contengono insetticidi non elimineranno gli acari. Recentemente, per il trattamento di questi parassiti nel gatto sono stati approvati la milbemicina (Interceptor) e l’acarexx (una forma di ivermectina ). Alcuni veterinari hanno anche utilizzato il fipronil (Frontline) e la selamectina (Revolution). A seconda del farmaco usato, può essere necessario trattare le orecchie per 2 - 4 settimane fino alla completa scomparsa degli acari. Come già ricordato, molti acari delle orecchie vivono sull’intera superficie del corpo dell’animale, comprese le zampe e la coda, per cui è necessario trattare anche queste zone. In questo caso saranno efficaci prodotti studiati per le pulci e le zecche come spray, bagni disinfettanti, e shampoo che contengono una delle sostanze sopracitate. Verificate accuratamente di utilizzare prodotti approvati per i gatti e di trattare anche la coda. E’ proprio questa, infatti, ad arrotolarsi attorno al corpo del gatto durante il sonno ed è pertanto una delle parti più a stretto contatto con l'orecchio. Essendo gli acari facilmente trasmissibili tra gli animali, è opportuno trattare contemporaneamente tutti quelli che vivono nella stessa casa. Molti tipi di acari non sopravvivono a lungo fuori dagli animali, e quindi, di solito, non occorre trattare anche la casa ed il cortile.

Posso infestarmi con gli acari delle orecchie dal mio animale?
Gli acari delle orecchie non sono considerati una zoonosi (cioè che può essere trasmessa dagli animali all'uomo).

I gatti sono soggetti a patologie infiammatorie croniche della bocca come la gengivite (infiammazione delle gengive) e la stomatite (infiammazione delle mucose orali).

Qual è la causa della stomatite e della gengivite nei gatti?
Le cause di questa infiammazione cronica della bocca e delle gengive sono probabilmente molteplici. In realtà, la condizione può essere dovuta a una combinazione di fattori. I tre elementi che stanno riscuotendo maggiore attenzione sono:

Iperreattivita: si è riscontrato che alcuni gatti possono avere un’ipersensibilità o una reazione allergica alla placca batterica e vengono detti “intolleranti alla placca”. Ciò esita in una malattia detta stomatite-gengivite linfoplasmocitaria (LPGS), che colpisce l'intera bocca. In questa patologia, alcune cellule del sistema immunitario chiamate linfociti e plasmacellule si spostano verso i tessuti della bocca e determinano la comparsa di gravi infiammazioni dove i denti incontrano il colletto gengivale. Questa è la malattia su cui ci concentreremo maggiormente in questo articolo.
Un'altra potenziale causa è una reazione allergica a qualcosa di diverso, come il cibo o le pulci, che si manifesta con lesioni orali e della cute (chiamate granuloma eosinofilico felino).

Immunodepressione: il sistema immunitario di un gatto può essere colpito e depresso a causa di numerose ragioni, ma la più comune è un’infezione virale. E' stato riscontrato che il 15% dei gatti con una infiammazione cronica orale è stato infettato dal virus della leucemia felina (FeLV) o da quello della immunodeficienza felina (FIV), o da entrambi.

Infezioni batteriche o virali: il calcivirus felino può causare lesioni orali, e in alcuni studi, è stata implicata la peritonite infettiva felina (FIP).

Alcuni gatti sono più sensibili di altri?
Alcuni ricercatori ritengono che alcune razze pure (come quella Siamese) sono più soggette a questa patologia, mentre altri pensano che sia più comune tra i gatti domestici a pelo corto.

A volte questa patologia può svilupparsi quando il gatto è molto giovane. In questo caso si parla di "insorgenza giovanile" della malattia. Si sviluppa intorno ai 3-5 mesi dalla nascita, durante l’eruzione dei denti permanenti, e diventa più grave intorno ai 9 mesi.
I gatti immunodepressi hanno una maggiore tendenza alle infezioni orali, che possono in seguito diventare croniche.

Quali sono i sintomi delle gengiviti e stomatiti croniche?
Gengiviti e stomatiti croniche possono causare forti dolori. Il comportamento dell'animale può cambiare ed il gatto può diventare irritabile, aggressivo, depresso o solitario. Può sbavare eccessivamente, avere difficoltà a mangiare o non mangiare del tutto. Alcuni gatti si avvicineranno alla ciotola come se fossero affamati (in realtà lo sono) e poi se ne allontanano perché l’assunzione del cibo risulta troppo dolorosa. Spesso hanno un alito cattivo (alitosi) e possono fare fatica a pulirsi adeguatamente. Le loro gengive sanguinano molto facilmente.

Come viene diagnosticata questa malattia?
Durante la visita clinica, che in alcuni casi necessita di anestesia, si possono evidenziare lesioni multiple, ulcere o alterazioni proliferative. Le lesioni possono trovarsi sulle gengive, sul palato, sulla parte posteriore della bocca, sulla lingua o sulle labbra. Le alterazioni situate a livello del bordo della gengiva circondano tutto il dente. Abitualmente la zona più colpita si trova in prossimità degli ultimi denti (premolari e molari). A volte si notano delle lesioni da riassorbimento.

Le radiografie (raggi X) della bocca spesso evidenziano una patologia di media-grave entità.
Nella LPGS nel sangue si riscontra una gran quantità di globuline perché il numero elevato di plasmacellule sta producendo anticorpi (che sono, appunto, un tipo di globulina).
Spesso si esegue una biopsia della zona infetta per verificare se si tratti della LPGS, del complesso granuloma eosinofilico, o di una neoplasia (tumore). La biopsia, in caso di LPGS, dovrebbe individuare delle infiammazioni caratterizzate da un elevato numero di linfociti e plasmacellule. Invece, se le lesioni sono causate da un complesso del granuloma eosinofilico, potrebbe essere presente un grande numero di eosinofili.

Qual è il trattamento per la stomatite/gengivite cronica?
Innanzitutto è opportuno specificare cosa si intende per placca. I batteri giocano un ruolo fondamentale nella sua formazione. Questi microrganismi vivono sui residui di cibo all'interno della bocca. Quando si uniscono alla saliva ed agli avanzi di cibo nelle fessure tra denti e gengive, si forma e si accumula la placca sui denti.
Se batteri continuano a svilupparsi nella placca e si formano dei depositi di sali di calcio, la placca si indurisce diventando un materiale calcareo chiamato tartaro.

Se la gengivite/stomatite cronica è dovuta ad una intolleranza alla placca, diventa essenziale rimuoverla completamente ed evitare che si riformi mediante:

una regolare pulizia e lucidatura dei denti effettuata dal vostro veterinario

l’applicazione di fluoro da parte del vostro veterinario

l’estrazione dei denti che presentano lesioni da riassorbimento o una grave patologia periodontale

una cura giornaliera comprensiva della pulizia dei denti con lo spazzolino e l'applicazione di 0,2% di clorexidina

antibiotici

corticosteroidi

una buona nutrizione, spesso con aggiunta di vitamine dal momento che i gatti affetti non possono mangiare quanto dovrebbero a causa dei disagi fisici provocati dalla patologia

Sfortunatamente, nonostante questa terapia intensiva la malattia spesso continua a progredire. In questi casi l'unico modo per risolverla ed eliminare le lesioni molto dolorose consiste nell’estrarre tutti i denti situati dietro i grandi canini (zanne). Questa soluzione può apparire drastica, ma quasi sempre è davvero l’unica alternativa. Nei casi di gengivite ad insorgenza giovanile, la pulizia professionale dei denti ogni 2 mesi e la loro spazzolatura quotidiana (una o due volte al giorno per il primo anno) potrebbero permettere al gattino, con il passare del tempo, di ritornare ad uno stato più normale.

Alcuni gatti sono più sensibili di altri?
Alcuni ricercatori ritengono che alcune razze pure (come quella Siamese) sono più soggette a questa patologia, mentre altri pensano che sia più comune tra i gatti domestici a pelo corto.

A volte questa patologia può svilupparsi quando il gatto è molto giovane. In questo caso si parla di "insorgenza giovanile" della malattia. Si sviluppa intorno ai 3-5 mesi dalla nascita, durante l’eruzione dei denti permanenti, e diventa più grave intorno ai 9 mesi.
I gatti immunodepressi hanno una maggiore tendenza alle infezioni orali, che possono in seguito diventare croniche.


Esistono diversi tipi di acari che possono invadere il condotto uditivo di cani, cuccioli, gatti e gattini. Gli stessi acari possono infestare sia i gatti che i cani. Nei cuccioli e nei gattini il più comune acaro dell'orecchio è Otodectes cynotis. Nella diagnosi e nel trattamento degli acari dell'orecchio non è particolarmente importante identificare esattamente e scientificamente il tipo di acaro presente. Abitualmente, infatti, questi parassiti vengono semplicemente chiamati acari dell'orecchio. Inoltre, contrariamente a quanto comunemente si crede, gli acari dell'orecchio possono vivere ovunque sul corpo degli animali.

Come vengono trasmessi gli acari?
Gli acari dell'orecchio sono estremamente contagiosi. Si possono trasferire dal corpo della madre a quello dei figli. Inoltre, possono essere facilmente trasmessi agli altri animali domestici, quali gatti, cani, conigli, criceti, topi, furetti eccetera. L’uomo, invece, non viene infestato.

Quali sono i sintomi?
I cuccioli e i gattini con gli acari auricolari si grattano la zona intorno alle orecchie e/o scuotono la testa. L’entità di queste manifestazioni dipende strettamente dalla gravità dell'infestazione da acari. In uno stadio avanzato della malattia, si osserva un sanguinamento dei condotti uditivi, al cui interno si osserva la presenza di sangue (fresco o solidificato). Il sangue secco è molto simile ai fondi di caffè; pertanto se scrutate nelle orecchie del vostro gatto e notate l'accumulo di un materiale simile, probabilmente sono presenti degli acari, benché sia anche possibile un’infezione batterica e/o da funghi.
L’infestazione da acari è una malattia comune e da non sottovalutare. Se non vengono trattati, questi parassiti danneggiano gravemente il condotto uditivo ed il timpano, causando perdite di udito permanenti.
Nei casi in cui l’infestazione si spinge anche al di fuori dall'orecchio, l’animale a volte si gratta le zone colpite, altre volte no.

Come viene trattata l’infestazione?
In commercio si trovano molte preparazioni per uccidere gli acari. Questi prodotti contengono un insetticida, di solito la piretrina. I prodotti per le orecchie che non contengono insetticidi non elimineranno gli acari. Recentemente, per il trattamento di questi parassiti nel gatto sono stati approvati la milbemicina (Interceptor) e l’acarexx (una forma di ivermectina ). Alcuni veterinari hanno anche utilizzato il fipronil (Frontline) e la selamectina (Revolution). A seconda del farmaco usato, può essere necessario trattare le orecchie per 2 - 4 settimane fino alla completa scomparsa degli acari. Come già ricordato, molti acari delle orecchie vivono sull’intera superficie del corpo dell’animale, comprese le zampe e la coda, per cui è necessario trattare anche queste zone. In questo caso saranno efficaci prodotti studiati per le pulci e le zecche come spray, bagni disinfettanti, e shampoo che contengono una delle sostanze sopracitate. Verificate accuratamente di utilizzare prodotti approvati per i gatti e di trattare anche la coda. E’ proprio questa, infatti, ad arrotolarsi attorno al corpo del gatto durante il sonno ed è pertanto una delle parti più a stretto contatto con l'orecchio. Essendo gli acari facilmente trasmissibili tra gli animali, è opportuno trattare contemporaneamente tutti quelli che vivono nella stessa casa. Molti tipi di acari non sopravvivono a lungo fuori dagli animali, e quindi, di solito, non occorre trattare anche la casa ed il cortile.

Posso infestarmi con gli acari delle orecchie dal mio animale?
Gli acari delle orecchie non sono considerati una zoonosi (cioè che può essere trasmessa dagli animali all'uomo).

Prima o poi qualsiasi gatto presenterà un episodio di vomito o di diarrea, per aver mangiato troppo o troppo velocemente, per aver ingerito qualcosa di sgradevole, per nervosismo o agitazione, per la presenza di boli di pelo o per reazione ad altri problemi non seri.

Se il vostro gatto non mostra altri sintomi di malattia, potrete evitare di andare dal veterinario aspettando 12 ore e facendo quanto segue:

Eliminate del tutto il cibo e l'acqua, in modo da mettere a riposo il tratto intestinale colpito. Un gatto con la nausea può vomitare per un pasto sostanzioso o per aver bevuto molta acqua. Se per il resto il vostro animale è sano, in questo breve periodo di tempo potrete lasciargli bere piccolissime quantità d'acqua in modo da non dovervi preoccupare della disidratazione. Dopo 24 ore, se la diarrea scompare, potete offrirgli piccole dosi di cibo leggero, come ad esempio, carne di bovino o di pollo cotta e sgrassata mista ad un’uguale quantità di riso bollito.

Osservate il vostro gatto attentamente. Al di là del vomito o della diarrea, il suo comportamento e le sue attività sono normali? Pensateci su e provate ad identificare la causa del problema. È possibile che abbia mangiato qualcosa (ad esempio erba, piante, spazzatura o un animale morto) che disturba il suo apparato digerente? È stato sverminato di recente? Osservate bene come il vostro gatto vomita o defeca, in modo da poterlo descrivere al veterinario se i sintomi persistono. Controllate le feci o il vomito e raccoglietene un campione se credete che sarà necessario portare il vostro gatto dal veterinario.

Quando dovreste chiamare il veterinario

In caso di vomito:

Presenza di sangue nel vomito

Vomito accompagnato da diarrea

Il vomito ha l’aspetto e l’odore delle feci

Il vomito viene “sparato fuori”

Il vomito è sporadico e non c'è relazione con l’assunzione dei pasti

Si verificano più episodi di vomito in poco tempo

Si sospetta l’ingestione di un veleno (come il liquido antigelo o i fertilizzanti)

Il vomito persiste per più di uno o due giorni

Lo stomaco si gonfia o l'animale prova a vomitare ma non riesce a farlo

Il gatto appare anche fiacco

Il gatto perde peso

Il gatto mostra altri sintomi di malattia, come respirazione difficoltosa o dolore

In caso di diarrea:

Presenza di sangue nella diarrea

Diarrea accompagnata da vomito

Si verificano più episodi di diarrea in poco tempo

Si sospetta l’ingestione di un veleno

Sono presenti febbre o altri sintomi di avvelenamento

La diarrea persiste per più di un giorno o due

Il gatto appare anche fiacco

Il gatto perde peso

Il gatto mostra altri sintomi di malattia come respirazione difficoltosa o dolore

l sistema immunitario ipersensibile reagisce esageratamente agli stimoli. In condizioni normali risponde invece all’identificazione di proteine estranee, come ad es. quelle sulla superficie esterna dei batteri. Il materiale estraneo che provoca la risposta immunitaria è chiamato antigene. Il corpo può reagire con la produzione di molecole proteiche (anticorpi) che si legano ad esso. Questo legame fra antigene ed anticorpo costituisce il cosiddetto immunocomplesso.
Oltre agli anticorpi, possono essere attivate varie cellule che producono sostanze chimiche (come l’istamina) capaci di agire su più parti del corpo. Nell’ipersensibilità, il corpo produce troppi anticorpi o un tipo errato di anticorpi oppure un largo numero di complessi antigene-anticorpo o anticorpi per proteine che non sono realmente estranee. Inoltre, si può avere l’attivazione di un numero eccessivo di cellule produttrici di istamina e di altre sostanze chimiche.

Le tipologie più comuni di ipersensibilità sono quattro:

Ipersensibilità di Tipo 1 (Immediata)
In questo caso, la reazione del sistema immunitario è immediata e grave. I sintomi sono principalmente dovuti a cellule che reagiscono eccessivamente e producono una quantità troppo grande di istamina e altre sostanze chimiche. Si tratta di una reazione che si sviluppa ad esempio quando una persona (o un animale) è allergica alle punture da insetto o alla penicillina. E’ comunemente chiamata anafilassi. L’ipersensibilità di tipo 1 comprende anche le allergie da inalazione (atopia) come ad es. da polline o da polveri, la dermatite allergica alle pulci e le risposte ad altri antigeni che determinano la comparsa di una reazione entro pochi minuti dall’esposizione dell’uomo o dell’animale colpito. Anche l’orticaria è un’altra forma di ipersensibilità di tipo 1.

Ipersensibilità di Tipo 2 (Anticorpomediata)
Il secondo tipo di ipersensibilità si sviluppa quando il corpo produce anticorpi nei confronti delle proteine delle proprie cellule. Questa viene chiamata autoimmunità. Nell'anemia emolitica autoimmune, si ha una produzione di anticorpi contro i propri globuli rossi, distruggendoli e determinando l'anemia (basso numero di globuli rossi). Le reazioni alle trasfusioni sono un altro esempio di questo tipo di ipersensibilità.

Ipersensibilità di Tipo 3 (da immunocomplessi)
In questo caso la reazione eccessiva del sistema immunitario determina un elevato numero di immunocomplessi (antigene-anticorpo) che si formano nell’organismo e si localizzano in alcuni organi. Quando questi complessi si instaurano nei reni e ne compromettono la capacità di filtrare il sangue si ha una malattia renale chiamata glumerulonefrite.
Il Lupus eritematoso e l'artrite reumatoide sono altri esempi di questo tipo di ipersensibilità.

Ipersensibilità di Tipo 4 (Ritardata)
L'ipersensibilità ritardata si sviluppa almeno 24 ore dopo l’esposizione all'antigene. Appartiene a questa categoria la dermatite allergica da contatto. Questa reazione si sviluppa negli animali e nell’uomo esposti a vari coloranti, sostanze chimiche o metalli. È anche la risposta che si valuta quando viene eseguito il test della tubercolina.

Genetica e ipersensibilità
Tutti le allergie, siano esse gravi o leggere, sono di natura genetica. Un cane o un gatto che sviluppa un’allergia nei confronti di vaccini, farmaci, cibo, polline, pulci, ecc. è geneticamente predisposto ad avere un sistema immunitario capace di esprimere una reazione allergica. Questa non è determinata dal farmaco, dal vaccino, dal cibo o dall'ambiente; si tratta di una caratteristica genetica ereditata dai genitori. E' imprudente utilizzare soggetti con un sistema immunitario anormale in un programma di riproduzione.

La cistifellea ha una forma tondeggiante ed è posizionata tra i lobi epatici. Al suo interno, attraverso un condotto, si raccoglie e si concentra la bile, che viene prodotta nel fegato e aiuta il corpo a digerire i grassi ingeriti. Viene rilasciata nel piccolo intestino attraverso il dotto biliare.
Il vomito, l'ittero e la mancanza di appetito sono sintomi comuni negli animali con infiammazioni o ostruzioni del tratto biliare (una serie di canali che dal fegato arrivano alla cistifellea e poi all'intestino). Possono svilupparsi febbre e disturbi addominali.
Le patologie della cistifellea si dividono in 3 categorie: ostruttive, non ostruttive e da rottura della cistifellea o del dotto biliare extraepatico.

Patologie ostruttive del dotto biliare
Le patologie ostruttive si possono avere quando il pancreas è infiammato o alterato da cicatrizzazioni e comprime il dotto biliare. Se l'infiammazione pancreatica viene ridotta, la pressione sul dotto viene alleviata e la bile può fluire di nuovo normalmente. Anche le neoplasie possono causare la compressione del dotto biliare.
Nella cistifellea si può sviluppare la colelitiasi (calcoli nella cistifellea). Questa evenienza può venire scoperta in modo incidentale (nel qual caso la condizione esiste, ma non causa problemi) mediante radiografie o nel corso di operazioni chirurgiche. Invece, i calcoli che passano dalla cistifellea al dotto biliare possono bloccare il flusso della bile.

Patologie non ostruttive del dotto biliare
Le patologie non ostruttive come la colecistite (infiammazione della cistifellea) sono tipicamente dovute ad un'infezione batterica e spesso vengono trattate con antibiotici. Il tumore della cistifellea è raro, ma può anch’esso causare l’infiammazione.

Rottura del sistema biliare
La rottura del sistema biliare può essere causata da un trauma fisico (un urto contro un’autovettura), da una colicistite o da un’ostruzione. È di importanza vitale individuare rapidamente il problema, perché la fuoriuscita della bile può provocare una peritonite. In questo caso per salvare il gatto è necessario effettuare un’esplorazione chirurgica ed il relativo intervento di riparazione.

Patologia delle basse vie urinarie nel gatto
Esiste una sindrome delle basse vie urinarie del gatto, denominata FLUTD (Feline Lower Urinary Tract Disease), che si manifesta con la difficoltà ad urinare, per ostruzione dell'uretra, il condotto che porta l'urina dalla vescica verso l'esterno. Ad ostruirla possono essere dei piccoli cristalli o calcolini o altro materiale che forma una sorta di tappo che occlude l'uretra.
Il gatto va ripetutamente nella cassettina, spesso riuscendo a produrre solo poche gocce di urina, con dolore. Oppure perde goccioline di urina, anche con sangue, al di fuori della cassettina. Il gattino spesso si lecca a lungo le zone genitali.
E' una sindrome molto complessa, che riconosce tanti fattori che possono contribuire a determinarla : batteri, traumi, fattori dietetici, genetici, etc. Sicuramente contribuisce uno stato di stress (ambientale) cronico ed importante.
I sintomi vanno dalla difficoltà di urinazione (che spesso può venire confusa con la stitichezza, per la lunga permanenza in cassettina), dolore (lamenti durante i tentativi), vomito e abbattimento nelle fasi più avanzate, fino a sintomi ben più gravi, legati al ristagno di urina.
Vi consigliamo di contattare subito un veterinario, prima che si possano verificare gravi conseguenze (danni renali) al vostro gatto. La diagnosi in genere è semplice: dall'anamnesi e dalla visita si può rapidamente capire che si tratta di questa sindrome; vanno eseguiti, oltre agli esami delle urine con lettura del sedimento e urocoltura, anche esami generali sul sangue, per vedere sia le eventuali complicazioni, renali, sia malattie concomitanti o predisponenti.
La terapia prevede in genere il ricovero per alcuni giorni, per mettere un cateterino permanente in vescica, attraverso il quale l'urina può uscire liberamente e allo stesso tempo si possono fare dei lavaggi della vescica.
Vanno trattate le eventuali complicazioni renali (fluidoterapia) e le possibili cause (antibiotici se sono stati trovati batteri etc.); in ogni caso è bene introdurre un nuovo regime dietetico: in commercio esistono diete appositamente studiate per questa frequente patologia.
La terapia medica e dietetica non sempre può essere sufficiente ad impedire ricadute. In questi casi è consigliabile effettuare un intervento chirurgico correttivo (uretrostomia) che permette l'eliminazione permanente degli eventuali cristalli o piccoli calcolini che si formano.

Gli esseri umani sono la causa principale dell’obesità nei gatti.
I gatti possono essere sovrappeso per molte ragioni. Indipendentemente dal fatto che sia dovuta ad una nutrizione eccessiva o ad una patologia, la situazione di fondo dell’obesità è sempre la stessa: il gatto sta assumendo più calorie di quelle che sta usando. Qualunque sia la causa dell’obesità, il proprietario è fondamentalmente responsabile di regolazione la quantità e l’uso delle calorie e di cercare l’assistenza veterinaria necessaria per mantenere il gatto ad un peso ottimale. Gli esseri umani sono la causa principale dell’obesità nei gatti.

Alcune delle più comuni patologie e condizioni che possono contribuire all’obesità nei gatti sono trattate qui di seguito:

Tipo di cibo, disponibilità e appetibilità: alcuni gatti mangiano solo il cibo di cui hanno bisogno, per cui va bene che il cibo sia sempre a loro disposizione. Altri invece mangiano tutto il cibo disponibile, cercandone ancora quando è finito. Alcuni gatti sono esigenti, altri mangiano qualsiasi cosa. Quindi, la quantità ed il tipo di cibo che viene offerto possono determinare la probabilità che un gatto diventi obeso.

Gli avanzi dei pasti degli uomini, il cibo dato come premio per qualche gioco, i pasti molto energetici possono contribuire all’obesità. Un gatto di 7 anni la cui principale attività fisica sia quella di camminare fino alla ciotola non ha bisogno di un pasto molto energetico, mentre uno che viva all’esterno necessita di molta energia e, quindi, di un’alimentazione più ricca.

Livello di attività: il livello dell’attività ha un ruolo primario nel determinare i fabbisogni calorici di un gatto e la sua tendenza ad essere sovrappeso. Un gatto attivo consuma un quantitativo maggiore di calorie.
(nel riquadro): i gatti sterilizzati e castrati, in genere, hanno bisogno di molte meno calorie di quelli interi.

Sterilizzazione e castrazione:

la sterilizzazione e la castrazione dei gatti ne diminuiscono il metabolismo, riducendo il fabbisogno calorico. Oltre al cambiamento nel metabolismo, androgeni e estrogeni (rispettivamente, ormoni sessuali maschili e femminili) stimolano il girovagare dell’animale e la sua attività fisica generale. Gli estrogeni, inoltre, hanno l’effetto di diminuire l’appetito. I gatti castrati non hanno mai esigenze energetiche supplementari dovute a gravidanze o all’allevamento dei gattini. I gatti castrati e sterilizzati richiedono solo il 75-80% della razione offerta a quelli interi. Se questa differenza non viene rispettata, si avrà naturalmente un aumento di peso. Ciò accade spesso al punto che i gatti sterilizzati o castrati hanno una predisposizione a diventare obesi due volte maggiore rispetto a quelli interi. La castrazione e la sterilizzazione dei gatti, da sole, non causano l’obesità a patto che venga regolata la quantità di cibo che viene loro somministrata.

Predisposizioni dal punto di vista genetico e della razza: alcune razze sono più predisposte di altre a diventare sovrappeso? Nei cani tale domanda ha una risposta certa: sappiamo infatti che alcune razze sono predisposte all’obesità. Nei gatti è stato scoperto che i meticci hanno una predisposizione all’obesità maggiore degli esemplari delle razze pure come l’Abissino.
Nei ratti e nei topi contribuiscono all’obesità fattori genetici che influenzano il tipo e le caratteristiche del grasso prodotto dal corpo. Tali fattori possono svilupparsi anche nei gatti.

Età: I gatti tendono a diventare sovrappeso tra i 2 e 12 anni, anche se tale situazione si manifesta soprattutto intorno ai 6 anni. Invecchiando, diminuisce la tendenza all’obesità. I gatti giovani, inoltre, sono generalmente meno propensi alla comparsa del sovrappeso poiché i loro fabbisogni energetici sono collegati alla crescita ed all’attività fisica.
Ambiente sociale: quando sono sotto stress le persone mangiano più cibo, ma meno alimenti nutrienti. Alcuni gatti possono avere simili reazioni allo stress.
I soggetti che vivono in case con più gatti o comunque con più animali da compagnia tendono a mangiare di più e/o più velocemente di quelli che vivono in una casa senza altri animali. Il cambiamento nel comportamento in presenza di altri animali è chiamato “agevolazione sociale”. La competizione per il cibo, sia percepita che reale, spinge alcuni gatti a concentrarsi molto di più sull’assunzione degli alimenti e può portare all’obesità.

Ambiente fisico: il mantenimento della temperatura corporea richiede un consumo energetico. Quando un gatto si trova in un ambiente con una temperatura sotto zero, le necessità caloriche aumentano in modo sostanziale. Al contrario, un animale che vive in ambienti chiusi utilizza relativamente poche calorie per mantenere una temperatura corporea normale.

Farmaci: vari agenti farmacologici possono influire sul metabolismo e sull’appetito. Rientrano in questo gruppo i glucocorticoidi come il prednisone e il desametazone, i barbiturici come il fenobarbital che viene usato per controllare l’epilessia, e le benzodiazepine, una categoria di farmaci alla quale appartiene il diazepam (Valium).

Ipotiroidismo: negli animali colpiti da questa malattia, l’organismo produce meno ormone tiroideo. Ciò influisce sul metabolismo, abbassando il fabbisogno energetico. Un gatto soggetto a ipotiroidismo e nutrito con la stessa quantità di cibo rispetto ad uno sano diventerà obeso.
E’ molto difficile far perdere peso ad un gatto ipotiroideo, anche alimentandolo con una dieta specifica. Trattando l’ipotiroidismo nel momento in cui viene avviato il programma di dimagramento le probabilità di successo sono molto più elevate.

Morbo di Cushing (Iperadrenocorticismo): il morbo di Cushing è una malattia in cui la surrene produce livelli troppo elevati di glucocorticoidi. Questi possono alterare il metabolismo e causare un aumento dell’appetito e un incremento della deposizione di grasso. Anche in questo caso, al momento di avviare un programma di controllo del peso occorre trattare anche il morbo di Cushing se si vuole avere successo.

Insulinoma: un insulinoma è un tumore che si sviluppa nel pancreas. Si tratta di una neoplasia formata dalle cellule che producono l’insulina. I gatti colpiti ne producono troppa. L’insulina tende ad aumentare l’assunzione del cibo e favorisce lo sviluppo di tessuto, incluso il grasso. Gli insulinomi sono rari nei gatti.

Malattie dell’ipofisi e del cervello:

l’ipofisi viene spesso chiamata “ghiandola padrona” perché, oltre a produrre ormoni di per sé, regola la sintesi di altri ormoni da parte di molte altre ghiandole. In caso di anomalie del funzionamento ipofisario, i mutamenti nei livelli dei vari ormoni possono cambiare il metabolismo dei gatti, l’appetito e la deposizione del grasso.

L’ipotalamo nel cervello regola l’appetito. Le anomalie ipotalamiche potrebbero in rari casi giustificare un aumento di appetito che risulta nell’obesità.

 

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